Sezione Locale della Società Psicoanalitica Italiana

Un ricordo dell’incontro al CVP con Martin Wangh

di Mario Magrini

Nell’autunno del 1993 il Prof. Sacerdoti invitò al CVP Martin Wangh a tenere una relazione su una sua riflessione intitolata: “L’ elaborazione (working through) dell’esperienza nazista all’interno della Comunità Psicoanalitica Germanica”.

 

L’invito avveniva in un momento in cui a livello internazionale l’IPA si trovava ad affrontare la situazione traumatica della denuncia da parte di membri della Società Psicoanalitica Brasiliana della partecipazione alle torture praticate durante la dittatura militare negli anni ’70 da parte di un allora candidato psicoanalista della stessa Società.

Questo medico psicoanalista, che partecipò alle sessioni di tortura della dittatura, aveva seguito un trattamento didattico con Leao Cabernite che era un discepolo di Kemper. Questi aveva collaborato al Goring Institute dopo essere stato membro della Deutsche Psychoanalytische Gesellschaft.   Era stato analizzato da Braunschweig e Harald Schultz-Hencke che a loro volta decisero anche di essere psicoterapeuti o psicoanalisti nell’istituto Göring.

La “liquidazione” della Società Psicoanalitica Tedesca iniziò nel 1933 con le dimissioni di Max Eitingon, presidente ebreo. L‘Istituto psicoanalitico di Berlino fu integrato nella istituzione nazista come Sezione “A”, doveHarald Schultz-Hencke  diede luogo alla deviazione della psicoanalisi dalle sue origini con la “Neo-analysis”.

Ci si trovava davanti alle conseguenze del ciclo: silenzio, rimozione e diniego della “liquidazione della psicoanalisi” sotto il nazismo, della confluenza nell’Istituto Göring di alcuni psicoanalisti, e di come tutto ciò veniva a trasmettersi alle generazioni dei futuri analisti in formazione con questi formatori.

La vicenda finirà a livello IPA nel 1995.

In quegli anni (1992 – 1994) la SPI mise a disposizione dei Centri tutto il materiale dell’IPA riguardante la situazione.

Il Prof. Sacerdoti si premurò molto affinché ogni membro del CVP avesse copia integrale di detto materiale.

Presso l’Archivio del CVP si trova il materiale completo dell’IPA sotto la dicitura “materiale Internazionale”.

Sacerdoti conosceva Martin Wangh e l’invito pur non programmato si era realizzato nella felice situazione dovuta al trovarsi in Italia di Wangh.

Wangh, come ricorda Carla Zennaro, era molto amico di Egon Molinari, amicizia nata nel 1933 quando Wangh aveva lasciato l’Università di Medicina di Amburgo a causa della situazione tedesca dove, dopo il passaggio del potere ai nazionalsocialisti, nel semestre estivo del 1933 sperimentò la separazione razziale degli studenti di medicina ebrei da quelli ‘ariani’ nel corso e interruppe gli studi. Fuggì in Italia e riprese gli studi all’Università di Bologna, dove poi conseguì la Laurea con una tesi sui disturbi da tic. Un parente negli USA organizzò una dichiarazione giurata nell’agosto del 1938 ed emigrò sulla nave Conte di Savoia, trovandosi in Italia perseguitato dalle Leggi Razziali.

A New York, con una lettera di presentazione di Marco Levi Bianchini, Wangh trovò accesso agli psichiatri e analisti Smith Ely Jelliffe e Lawrence Kubie, che gli fornirono un sostegno finanziario e, nel luglio 1940, un posto come assistente medico.  Wangh iniziò la formazione psicoanalitica presso il New York Psychoanalytic Institute; la completò nel 1946 e fu poi ammesso alla New York Psychoanalytic Society. E da lì iniziò la sua carriera psicoanalitica.

Dunque quell’incontro si inseriva in un contesto internazionale e personale altamente intenso e carico di ricordi e di storia.

L’incontro:

All’arrivo in casa Sacerdoti l’incontro tra Wang e Sacerdoti fu molto caloroso.

Si allontanarono in giardino colloquiando tra loro; dopo un po’ Sacerdoti e Wang vennero verso i soci del Centro che attendevano, anche loro in giardino, l’inizio del seminario.

Wang espresse il suo piacere di trovarsi a Venezia, e ricordava quanto questa città fosse amata da Freud, tanto che ricordava averla eletta Città della Psicoanalisi. Freud si sentiva intrigato per il rapporto tra superficie e fondamenta che gli sembrava parallelo a quello tra la struttura visibile della personalità e tutto quello che le stava (e si agitava) sotto: l’inconscio.

Espresse a Sacerdoti il suo compiacimento nel vedere la presenza di molti giovani psicoanalisti del CVP.

L’incontro fu molto partecipato e vissuto con grande emozione dai partecipanti.

Agostino Racalbuto si premurò molto affinché la relazione trovasse collocazione nel n.3 del Wunderblock[1] del CVP, curato allora da Franca Munari.

 

 

[1] Il Wunderblock è una pubblicazione interna al CVP che per alcuni anni ha raccolto i lavori presentati dai soci nelle riunioni scientifiche del Centro. Fu ideato da Antonio Alberto Semi e curato dapprima da Alberto Schön e poi da Franca Munari.

 

Mario Magrini, Venezia

Centro Veneto di Psicoanalisi

magrinimario@libero.it

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