Sezione Locale della Società Psicoanalitica Italiana

Il segreto nella stanza di analisi

report di Lucia Zancanella

il segreto 2 aprile 2022

CONFERENZA: “Il Segreto nella stanza di analisi”

DATA: 2 aprile 2022

RELATORI: Lucia Fattori, Andrea Mosconi, gruppo Gaia

ORGANIZZATORI: Il gruppo B/A del Centro Veneto di Psicoanalisi

 

La conferenza ha proseguito la riflessione teorica e clinica sul tema del segreto, introdotto dalla dr.ssa Mazzoncini nell’incontro del 13 novembre 2021, dove si è esplorata l’area intima, personale e soggettiva del segreto, condizione per l’esistenza stessa e lo sviluppo della mente separata.

Al tema del segreto si è dedicato il Gruppo area infanzia e adolescenza del Centro Veneto di Psicoanalisi, di cui la dott.ssa L. Fattori è Referente.

Relatori della giornata che ha avuto come titolo: “Il segreto nella stanza di analisi”, sono stati la dott.ssa L. Fattori, il dott. A. Mosconi e la dott.ssa Pozzi, che hanno presentato dei contributi clinici.

 

A partire dall’etimologia del termine,  la parola Secretum rimanda all’”ambiguità strutturale” (Petrella 2019) di un concetto che tiene insieme il significato del distinguere, separare; e quello del mettere da parte, secretare.

Esplorando le implicazioni, per così dire negative, patologizzanti, che il segreto può rappresentare, si è aperta un’ampia e ricca disamina teorica e clinica che ha portato a numerosi scambi e stimolato la discussione nel corso di un’intensa e vivace mattinata.

 

Si è guardato al segreto come elemento interferente e patologico quando è lo spazio privato della soggettività ad essere violato, disconosciuto o negato da un segreto del quale il bambino è fatto depositario, venendo ad occupare il suo mondo interno, al pari di un cattivo nutrimento che intossica, debilita, compromette funzioni vitali.

‘Secretum’, come osserva Zapparoli, assume allora per la mente il significato di “escrezione di sostanza inutile, tossica, che può essere espulsa o rimanere pericolosamente in circolo”.

 

“Come avere macchie scure nel cervello”, spiega Marcello, ragazzino di 11 anni, seguito in terapia per una forma di inibizione intellettiva e difficoltà nello stabilire nessi logici e temporali. Carla, invece, la bambina di 5 anni con la fobia dei noccioli, con sorprendente intuizione di una inconscia fantasia materna di clonazione, racconta all’analista la sua paura dei noccioli, perché teme che, inghiottendoli, questi possano “trasformarla”.

 

L’effetto tossico, disgregante la tessitura stessa del pensiero e della corrente affettiva degli scambi relazionali, è stato considerato  attraverso tre diverse configurazioni cui il segreto può dare luogo.

 

La prima riguarda la condizione nella quale il bambino è escluso da un segreto, che però aleggia nel suo ambiente familiare e che lui non può comprendere, divenendo depositario di un “conosciuto non pensato” (Bollas), come nel caso della bambina con la fobia dei noccioli. 

 

Un’altra condizione si riferisce alla presenza di un segreto che il bambino conosce, ma che non può dire, al fine di proteggere il legame con l’adulto, e il segreto diventa “come un frutto chiuso in procinto di esplodere, perché – come scrive Nicasi – siamo animali sociali, mentre il segreto ci inchioda alla solitudine”.

 

Una terza condizione è stata individuata nel momento di svelamento di un segreto potenzialmente traumatico per il bambino, come può succedere nel caso dell’adozione, o nel caso della PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), come evidenziato dalla ricerca della prof. M. Tallandini. 

 

Situazioni, queste, che incontrano il fantasma delle origini e della costruzione della scena primaria, declinando fantasie inconsce che possono andare incontro a scissioni, da M. Klein poste alla base delle inibizioni della capacità di costruire simboli e di usare il pensiero.

Sono state espresse diverse considerazione a proposito di realtà storica, verità e mistero, osservando come la verità corrisponda a ciò che può essere riconosciuto come vero dalla soggettività. In questa direzione è stato rilevato il bisogno del bambino di poter costruire per gradi una verità che lo riguarda, insieme alla questione di ‘come’ questa verità viene detta.

Sono stati inoltre distinti “segreti” che rimandano all’area del mistero, evocato da figure come Babbo Natale e la Befana: un segreto che inquieta, ma non ostruisce la mente e apre all’elaborazione immaginativa e nutre il pensiero.

 

I due contributi clinici della mattinata hanno evidenziato gli effetti traumatici di eventi indicibili e non integrabili nella mente, ma che permangono come aree scisse, paralizzanti l’attività di pensiero.

Il caso presentato dalla dott.ssa Pozzi mostra con grande delicatezza come il trauma di un abuso sessuale subito a 5 anni dalla piccola paziente Elisa, trovi la strada per poter diventare un segreto che può essere confidato, liberando da una solitudine che poteva fare impazzire. Nel corso della terapia, Elisa troverà la strada per ricomporre i frammenti di un’esperienza incomprensibile e sconvolgente e le parole per trasformarla in una storia, che può essere narrata, e rinarrata, nelle diverse fasi della sua crescita, fino a farsi vero e proprio racconto su base autobiografica, che Elisa, ormai adolescente, consegnerà a scuola.

 

Il caso presentato dal dott. Mosconi ci ha fatto toccare con mano la condizione insostenibile di un mandato genitoriale segreto e traumatico per Matteo, ragazzino di 11 anni, adottato all’età di un anno e mezzo. L’elemento di finzione all’interno del contesto familiare gioca un ruolo disorganizzante che, per contrasto, viene mostrato dal dott. Mosconi nel suo segno opposto, attraverso il racconto di una “Storia di Natale”, dove la qualità di gioco immaginativo della finzione dà luogo ad un incontro generativo di significati affettivi.

Nel corso dell’analisi, Matteo pone imperiosamente e a lungo il suo bisogno di un contenimento che tuteli se stesso e l’altro, per giungere faticosamente a sentire di poter custodire uno spazio interno proprio e autentico, pur se doloroso, che ripristina, all’insegna di eros, la corrente affettiva nella relazione con l’analista, esperienza che permette un movimento psichico non esclusivamente centrato sul nucleo traumatico.

 

Come già segnalato, numerose e vivaci sono state le suggestioni e i rimandi associativi della giornata, che ha tenuto, e tiene ancora aperto, l’interesse per il tema del segreto, che verrà ripreso e ulteriormente sviluppato nel prossimo incontro di sabato 14 maggio 2022 su “Il segreto transgenerazionale” di cui il dott. Vincenzo Bonaminio sarà relatore.

 

 

Lucia Zancanella, Padova

Centro Veneto di Psicoanalisi

zancanella@tiscali.it

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