Sezione Locale della Società Psicoanalitica Italiana

Nota Introduttiva

di Patrizio Campanile

Quando abbiamo cominciato a preparare questo KnotGarden, il secondo, che raccoglie innanzitutto i lavori presentati alla giornata di studio A cent’anni da Psicologia delle masse e analisi dell’Io, promossa dal Centro Veneto di Psicoanalisi (6/11/21) per ricordare il testo che S. Freud scrisse nel 1921, ripensarlo e da esso prendere spunti utili per leggere l’attualità, mai e poi mai avremmo pensato di rileggere ora quei contributi vivendo la situazione attuale: essere a due passi da una catastrofe mondiale, trovandoci di fronte ad un’aggressione predatoria capace di trascinare il mondo in un baratro e che ha già causato migliaia di morti, distruzione ed un enorme dolore.  

 

Con queste note avevamo aperto l’incontro dello scorso novembre:

 

Psicologia delle masse e analisi dell’Io è il pannello centrale di un trittico di opere che rivoluzionano la teoria psicoanalitica. Collocato tra Al di là del principio di piacere (1920) e L’Io e l’Es (1922) eredita l’orizzonte dell’ultima teoria delle pulsioni e preannuncia la teoria strutturale di cui mostra, potremmo dire, la necessità. E’ altresì un saggio che affronta tematiche e questioni che saranno sviluppate da Freud negli anni successivi. In particolare, quella dell’identificazione che trova in questo testo una trattazione specifica e definita, base per gli sviluppi successivi. Le tematiche dell’ideale, della costituzione dell’ideale dell’Io e della possibilità di rinunciarvi a favore di un ideale collettivo ne sono il corollario. Ed inoltre, come spiega lo stesso Freud: “Dall’identificazione parte la strada che, passando per l’imitazione, giunge all’immedesimazione [Einfülung, termine spesso tradotto con empatia], ossia all’intendimento del meccanismo mediante il quale ci è comunque possibile prender posizione nei confronti di un’altra vita psichica” (Freud, 298, n2, 1921).

 

 

La situazione attuale, come inevitabile, ha le sue peculiarità, ma la questione dell’ideale che è stata al centro del nostro dibattito la ritroviamo presente o quanto meno abilmente usata anche nelle vicende attuali per trascinare, imporre, dominare. 

 

Anche quanto sta accadendo in questi giorni meriterà una lettura utilizzando i nostri strumenti; a cominciare da quelli che ci ha messo a disposizione Freud, che continuano ad essere fondamentali e che sono stati al centro, ancora una volta, della nostra giornata di studio.

 

La relazione con cui Laurence Kahn ha aperto l’incontro potrà essere seguita nella videoregistrazione (sia in francese che in italiano per la traduzione curata da L. Forcella e da A. Luchetti); così era stata presentata dalla stessa Autrice:

 

Nel 1921 premono enormemente su Freud i successi di Hitler, figura grandiosa di capo capace di ipnotizzare le masse. Ma cosa intende precisamente Freud nel 1929 con la locuzione “delirio collettivo”? In che misura il Disagio della civiltà è erede di Psicologia delle masse e analisi dell’Io? E, parimenti, in che misura la teoria della sublimazione, sviluppata nel 1922 in L’Io e l’Es, contribuisce a far luce sul complesso intreccio dei più alti valori della cultura tedesca con la volontà genocida – l’insieme appoggiandosi sull’identificazione di un nuovo diritto posto al servizio dell’entrata in forze della naturalità della razza nel campo politico?

Il proclama di Hitler del 1923 – “Ci sono due cose che possono unire gli uomini: ideali comuni e crimini comuni” – impone di interrogarsi sull’alleanza del narcisismo con la riconfigurazione omicida dei fondamenti identificatori. Tra il “corpo unico” del popolo, la logica dell’incarnazione della comunità nel suo Führer e l’assunzione di una pulsione di autoconservazione che doveva realizzarsi nello spazio vitale, io interrogherò le rispettive posizioni del “nazional-estetismo” e della passione per le rovine.

 

Alla relazione che può essere seguita in video, abbiamo aggiunto in questo KnotGarden un testo della stessa L. Kahn (tradotto da M. Capitanio) ove l’autrice introduce il suo libro Ce que le nazisme a fait à la psychanalyse (2018, Parigi, PUF) che a breve sarà pubblicato anche in italiano per la traduzione di R. Galiani e R. Guarnieri.

Riportiamo poi le relazioni discusse nel corso dell’incontro. Le pubblichiamo nell’ordine in cui sono state presentate e così le ritroviamo nei video della giornata (R. Guarnieri, F. Munari, P. Campanile, R. Ferraro, E. Mangini) assieme all’intero dibattito che lì si è svolto.

Segue un testo di M. Wangh che, partendo dalla sua personale vicenda, affronta la tematica dell’elaborazione dell’esperienza del nazismo all’interno della comunità psicoanalitica germanica. Fu da lui presentato nel 1993 ad un incontro del CVP. Lo accompagna uno scritto di M. Magrini che ricorda quell’occasione.

Concludono questo numero, parzialmente bilingue, i lavori di M. Capitanio, M. Ceolin, A. Cordioli e D. Spiller che, ampliando ulteriormente il discorso, non solo lo integrano, ma aprono ad ulteriori approfondimenti. 

 

Patrizio Campanile, Venezia

Centro Veneto di Psicoanalisi

patrizio.campanile@libero.it

 

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