Sezione Locale della Società Psicoanalitica Italiana

"Nane Oca" di Giuliano Scabia

Recensione di Alberto Schön                               

"Nane Oca" di Giuliano Scabia,1992 Einaudi.

Nane Oca è il primo di quattro romanzi che raccontano le avventure di Giovanni detto Oca alla ricerca del vero momón, quello che noi diremmo l’oggetto buono. Si svolge in una pianura boscosa tra Padova e Conselve, in parte nel Pavano Antico, in parte ai giorni nostri. Vi compaiono molti personaggi, compreso il narratore, Guido il Puliero, a volte interviene l’autore Giuliano. Guido ha cominciato a scrivere i primi capitoli e la storia si va costruendo con l’interesse e i contributi di numerose persone, amici e paesani, prete, farmacista, ciclista, suora volante, uomo selvatico. Davvero molti. E vari animali, la lumaca Iméga, dei cavalli, la civetta che fa cucumèo, e poi fate …

L’impianto è di un romanzo con inserti fiabeschi, in un italiano con neologismi simpatici, che spesso sa di veneto, ma ammette personaggi che parlano altre lingue. Alcuni parlano una lingua rovescia, per dire amore si dice reamo, altri la misteriosa stralingua. L’autore stesso, come dicevo, introduce invenzioni come “il Bachfiume pescipescoso”, o chiama il calabrone con il suo nome dialettale Giaonsèo, si incontrano “i Campi Patriarcati là dove sgorgano la Acque Sguaratóne”, che sono quelle termali di Abano con puzza solfidrica, come uova marce. Mi spiego: a Padova si chiamano óvi sguaratoni, quelli vecchi, che hanno gas all’interno e scuotendo si sente “sguaratàr”, un suono di sciaquìo. La fantasia di Scabia si scatena nel linguaggio molto vivo e originale, ma sempre comprensibile.

Scabia si dimostra molto umano, attento agli affetti, l’eros, la tenerezza, la competizione, lo sport, la natura, non dimentica il passato della “Guerra Imperversante”, le vicende obbediscono alla legge del “Grande Indrioavanti. Secondo la lingua del Pavano Antico l’Indrioavanti è un moto fermo, in atto sempre nello stesso posto […] ci lega tutti in un mormorio che comprende ogni detto e ogni scritto, scarabocchi compresi. Compito nostro è muovere la bocca per tenere vivo il mormorio”.

Letto da uno psicoanalista il romanzo è un felice va e vieni, un Indrioavanti, tra mondo interno e mondo esterno, che non parla delle precedenti esperienze dell’autore con il teatro, o con Basaglia a Trieste, ma ne fa tesoro per raccontare vicende umane, con pieno rispetto per ogni genere di pregi e difetti e con la presenza non invadente del grande orecchio di Dio che dal cielo ascolta interessato le storie umane.

La poetica di Scabia è affettuosa, famigliare. Il padre si chiamava Guido, come lo scrittore che legge i pezzi del romanzo al circolo di amici, e suonava il violoncello, strumento che è tra i protagonisti dell’altra tetralogia di romanzi, dedicata alla vita di Lorenzo e Cecilia. Scabia pone in ogni sua opera grande attenzione per la musica che produce emozioni perché vuol dire “sentire chi ascolta”. Non credo conoscesse il pensiero di Haydée Faimberg a proposito di “écoute de l’écoute”, ma certo l’avrebbe apprezzato e condiviso.

In Nane Oca compare più volte la misteriosa viola pomposa “color castagna”, che può essere confusa col violoncello piccolo. Può darsi che il suo compito sia di rappresentare il suono misterioso, quello che dà accesso all’indicibile.

Una componente importante del romanzo è nel piacere di raccontare e nel prendersi cura del lettore, che si sente accudito. I molti ascoltatori del Puliero, il narratore, sono talmente grati del piacere procurato non solo dal racconto, ma anche dalle discussioni che ne nascono, che a loro volta inventano un’altra storia, un falso premio Nobel e lo conferiscono al Puliero, portandolo a Stoccolma in una finzione che è anche una critica del premio vero con le sue liturgie ormai antiquate.

Certo Scabia non ama la Svezia, ama Padova che occorre abbandonare quando la guerra porta le fortezze volanti a bombardare e allora diventa necessario diventare sfollati e rifugiarsi nel Pavano Antico.

 

Giuliano Scabia è nato a Padova nel 1935, poi vissuto a Venezia e Firenze, dove è morto nel maggio 2021. Attore e scrittore per il teatro, docente di drammaturgia, poeta, ha spesso disegnato illustrazioni per le sue opere.

 

Alberto Schön, Padova

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