Sezione Locale della Società Psicoanalitica Italiana

MAUS. Racconto di un sopravvissuto.
Di Art Spiegelman

Recensione di Anna Cordioli

Copertina di “Maus" di Art Spiegelman
Art Spiegelman (1991) “Maus”. Tr.it.: (2021) Edizione del trentennale, Torino, Einaudi, 308 pagine

Le graphic novels, lo dico per chi non ne avesse mai letta una, sono opere letterarie che mescolano immagini e parole. Non sono semplici fumetti ma veri e propri romanzi che non potrebbero essere narrati senza entrambe queste componenti. In questa forma d’arte trovano cittadinanza il pensiero primario e il pensiero secondario -a pari merito-, china scura e vuoti di bianco, impressione e narrazione. Ciò che troviamo è una ritessitura psichica di tracce mistiche che hanno preso vie rappresentazionali diverse. 

Se qualcuno mi chiedesse una graphic da cui partire, non avrei dubbi: Maus (di cui è per altro da poco uscita l’edizione del trentennale).

Maus, ovvero “topo”, è un’opera scritta in 13 anni e uscita a puntate tra il 1978 e il 1991. Narra la vita di Vladek Spiegelman, ebreo polacco, dal 1930 fino al 1945. Art Spiegelman ha raccolto negli anni i racconti di suo padre, sopravvissuto alla persecuzione e al campo di sterminio, e li ha lentamente ricuciti in forma di storia, anzi di STORIA.

Le vicende di Vladeck sono le medesime di milioni di ebrei europei degli anni 30 e 40 del ‘900 e proprio per questo la sua testimonianza ha un carattere sia personale che universale. Quando Art cominciò a raccogliere le memorie di suo padre erano ancora relativamente pochi coloro che erano sopravvissuti che erano stati in grado di passare attraverso l’orrore della Shoah e di trovare parole per parlarne ai figli. Come sappiamo molti deportati non avevano trovato pace neanche alla fine della guerra e la stessa madre dello scrittore, Anja, si era tolta la vita quando lui era solo adolescente. Art racconta dunque ciò che ha potuto ascoltare almeno da Vladek, in un processo di messa in forma del dolore che era necessario tanto al padre quanto al figlio.

 

Art disegna i personaggi del suo libro come animali: gli ebrei sono topi, i tedeschi sono gatti, i polacchi sono maiali e così via. Come tutti ricordiamo, nella propaganda Nazista si parlava degli ebrei come dei ratti luridi e pestilenziali che minacciavano l’integrità e la sanità del popolo germanico. Ed ecco dunque che Vladeck ci si materializza di fronte come un distinto topolino del 1930 in sella alla sua bicicletta, prima che tutto crolli.

In Maus la linea del tempo oscilla di continuo, a tratti siamo nel 1980, in una casetta nei sobborghi di New York e vediamo e ascoltiamo i due Spiegelman, padre e figlio, mentre parlano, a tratti ricadiamo nei terribili ricordi di Vladeck: le prime norme restrittive, le prime impiccagioni in strada, la situazione che precipita, la fuga, la deportazione… i dettagli della vita ad Auschwitz. 

Di questo libro si è detto che è un’epopea scritta in vignette piccolissime ed in effetti la struttura delle tavole e dei disegni danno un senso di affollamento, quasi claustrofobico, della memoria. I tratti di china riempiono le immagini al punto da renderci chiaro quante cose siano impresse nella mente e nelle profondità di chi ha patito una tragedia, da sveglio. I dettagli sono così numerosi da risultare eccedenti alla narrazione e finire, anche per il lettore, nel serbatoio delle tracce su cui toccherà tornare poi.

Ma Maus non è solo una incredibile storia di tessitura psichica sopra il trauma, non è solo il rimarginarsi di un legame tra generazioni separate da un orrore indicibile ma è, come dicevo, anche un prezioso libro di STORIA. Dalla sua uscita integrale, nel 1991, ad oggi è stato spesso adottato nelle scuole per avvicinare i ragazzi alla conoscenza di quelle vicende, narrate proprio dal punto di vista degli ebrei. 

Non si pensi, però, che Maus sia letteratura per l’infanzia, è semmai un testo che parla su tanti livelli e a tanti possibili pubblici. Proprio per la sua potenza e precisione nel raccontare la storia di chi ha patito la Shoah, Spiegelman ha addirittura vinto il Premio Pulitzer nel 1992. Maus è stata la prima, e per ora unica, Graphic novel ad aver ricevuto questo grande riconoscimento. Non male per dei topolini di china e parole.

 

 

Anna Cordioli, Padova

Centro Veneto di Psicoanalisi

annacordioli@yahoo.it

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