Sezione Locale della Società Psicoanalitica Italiana

“La Zitella”

Edith Wharton - "La Zitella"

di Geltrude Verticchio

edith wharton- la zitella
La Zitella di Edith Wharton Gertrude Verticchio

“La Zitella” è un romanzo breve di Edith Whaton, da me molto amato, poco noto ma particolarmente originale.

È a storia di un segreto che lega per la vita due donne che vivono nella buona società di New York della seconda metà dell’Ottocento. La descrizione del contesto sociale in cui vivono le due donne è esemplare:

L’ipocrisia, il “non detto”, il codice etico, le buone maniere che nascondono ben altro, i sentimenti soffocati di cui non si può parlare, le verità nascoste sono la cornice in cui si muovono due persone che, nell’apparenza di una vita ordinata e normale, non riescono a vivere la vita che davvero vorrebbero vivere. E la storia di un’identità negata, dell’impossibilità di vivere davvero una vita in cui riconoscersi. In nome delle apparenze e del quieto vivere sociale vengono negati i sentimenti più profondi di ognuna, ma, paradossalmente, Delia e Charlotte si appropriano ognuna degli affetti più veri dell’altra in un gioco degli specchi, in cui a essere negata è la felicità che normalmente può appartenere agli esseri umani.

Da un punto di vista psicologico il romanzo è raffinato e perfetto, sa rendere in poche parole di dialogo un mondo intero, senza retorica, senza sentimentalismi ma con la forza della verità interiore.

L’Autrice, del resto, è una donna molto evoluta per il suo tempo; tutto ciò che fa non è in linea con la sua epoca: viaggia, conosce il mondo, intuisce i cambiamenti, vede un altro futuro per le donne e giudica severamente il mondo statico ed ipocrita da cui proviene.

La Wharton fu insignita dell’Ordine della Legion d’Onore per la sua attività a favore della Francia durante la Prima guerra mondiale, fu la prima donna a vincere il premio Pulitzer e a conseguire un dottorato di ricerca in Lettere alla Yale University, fu anche la prima donna a poter entrare in un harem in Marocco.

L’occhio, con cui l’autrice guarda Delia e Charlotte, riesce a rendere la gelosia, l’amore, il desiderio di possesso, la vendetta nascosta dietro la compassione, l’amor filiale disposto a tutto, con una ricchezza insolita e un linguaggio asciutto.

Delia invidia Charlotte che ha avuto il coraggio di vivere un amore “proibito” ma, a sua volta, Charlotte prova una profonda gelosia per Delia, che si appropria di sua figlia, che si fa chiamare “mamma” da una figlia non sua, mentre lei, la madre vera, deve rinunciare alla propria identità.

Entrambe hanno amato lo stesso uomo ed entrambe si sentono madri della figlia nata da quell’amore ma, mentre l’una, Charlotte, gioca sottilmente la carta di quell’amore per far si che l’altra ami e protegga sua figlia, l’altra, Delia, si vendica amando profondamente e attirando a sé quella figlia non sua. Infine Delia, quando Tina, la figlia contesa, sta per sposare l’uomo che ama, si identifica profondamente con Tina che realizza ciò che lei non ebbe il coraggio di realizzare in gioventù e fa la pace con le sue scelte. Con le parole dell’Autrice: “la scelta compiuta in gioventù veniva accettata nella maturità e, in questa atmosfera di attesa gioiosa che sentiva così misteriosamente sua, trovava un compenso a tutto ciò che aveva perduto senza mai rinunciarvi”.

Come si vede è un libro in cui i temi psicoanalitici più importanti sono “raccontati” con incredibile sensibilità.

Un libro da leggere.

Per gli psicoanalisti il tema più interessante e intrigante trattato nel romanzo è quello del “segreto”, la cui natura dannosa e protettiva al tempo stesso risalta con grande evidenza.

Si ripropone, in merito a questo argomento, la domanda: è opportuno rivelare tutto? Ci sono “segreti” che è bene che restino “segreti”? E, allargando ulteriormente il campo, quanta parte di ogni essere umano resta preclusa allo sguardo altrui proprio perché portatrice di una verità che trova in sé stessa le proprie ragioni? Il “segreto”, inoltre, si iscrive sempre in un ambito relazionale, non ha un senso in sé stesso, ma lo ha in rapporto a qualcun altro o a molti altri e allora è un bene o un male che tutto venga in chiaro? Come sempre tutto è relativo al punto di osservazione.

L’autrice addita, implicitamente, la società del tempo con i suoi valori come responsabile del male prodotto, ma l’equilibrio tra il restare all’interno di una morale condivisa e l’opporsi ad essa è sempre instabile e appartiene alla dialettica della vita e, come sempre, la vita è imperfetta e bella per questo.

 

 

Geltrude Verticchio    

Centro di Psicoanalisi Romano 

 trudi.verticchio@gmail.com




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