Sezione Locale della Società Psicoanalitica Italiana

“La crociata”

Recensione di Silvia Mondini

la crociata

Titolo: “La crociata”

Dati sul film: regia di Louis Garrel, Francia, 2021, 66’.

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=JETOmaMKe80

Genere: Commedia

 

 

“La Crociata” è una commedia breve che affronta temi importanti – la crisi ecologica, le dinamiche generazionali e gli effetti della rete globale – con ritmo veloce e tono volutamente leggero. Tratto da un’idea originale di Jean-Claude Carrière, che allora anticipava alcuni elementi di realtà – lo sciopero di Greta Thunberg e la sua richiesta di azioni concrete per salvare il pianeta – il film costituisce l’ultima espressione artistica del compianto autore che, insieme al regista, ne ha curato la sceneggiatura.

La storia inizia con il ritorno a casa di Abel (interpretato dallo stesso Garrel) e il saluto carico di desiderio che egli rivolge alla bella moglie Marianne (Letizia Casta, sua moglie anche nella vita). Inaspettatamente entra in scena Joseph, il figlio tredicenne, che Abel credeva assente perché, nell’androne, non ne aveva scorto il monopattino. Il ragazzo coglie così occasione per comunicare ai genitori di averlo venduto, dicendo: “L’ho venduto per un lungo viaggio, per salvare il pianeta, per fare un grande mare in Africa”.

Comincia così, come fosse uno scherzo, la sconcertante rivelazione dei tanti preziosi oggetti – vestiti di Dior, collezioni di orologi, gioielli, quadri di famiglia, vini pregiati – che Joseph ha serenamente messo in rete al fine di realizzare il suo progetto. Tra incredulità, smarrimenti e rimproveri, la coppia sarà costretta a riconoscere d’emblèe aspetti di una realtà quotidiana prima inosservati: l’eliminazione/scomparsa del “caro” passato e la turbinosa presenza di un adolescente di “ultima generazione”. Joseph è un tredicenne sessualmente emancipato, ma che non perde la seducente spensieratezza dell’età (vedi l’incantevole scena del ballo), capace di decisioni (apparentemente) autonome, ben inserito all’interno di un gruppo multietnico e coinvolto in una “rete globale” per salvare il pianeta.

Salvare il pianeta perché è arrivato il momento che l’azione si accompagni al pensiero. E se gli adulti – imprigionati nel melanconico rimpianto di un passato perduto o intrappolati in pensieri che presuppongono elaborazioni troppo lunghe – non sentono l’emergenza che invade il presente e minaccia il futuro, ai giovani non resta altra possibilità che la rete: comunicare all’istante e in ogni parte del globo, agire nell’immediato e in connessione con l’altro, cooperare con istituzioni planetarie indipendentemente dall’età anche a costo di sbarazzarsi del passato.

È questo il principale messaggio di un film che, proprio grazie al suo registro leggero, ci interroga in quanto psicoanalisti, a partire dal ritmo accelerato con cui rappresenta alcuni dei temi più caldi di questo nostro tempo attuale. Una velocità che richiama le rapide e incessanti trasformazioni che, in ogni campo, si sono susseguite a partire dagli ultimi anni del “secolo breve” (Hobsbawn, 1995) dando avvio alla scomparsa della dimensione storica nelle generazioni più giovani (Prosperi, 2017).

La maggior parte dei giovani alla fine del secolo è cresciuta in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni rapporto organico con il passato storico del tempo in cui essi vivono” (Honsbawn, 1995, p.14).

L’adolescenza, in virtù della sua funzione di raccordo culturale tra le generazioni, costituisce, come ben descritto da Bonaminio (2005), un terreno privilegiato per osservare, quasi in tempo reale, le trasformazioni dei modi di pensare e di raffigurare la realtà (interna ed esterna), derivate dal passaggio da un apprendimento legato all’ambiente familiare e alla cultura scritta a un apprendimento che avviene all’interno di una società globale e legato prevalentemente al digitale e ai mezzi audiovisivi (Ahumada, 1997; Bonaminio, 2005). Tale passaggio “rappresenta forse il più scioccante degli esperimenti a cui si è sottoposta su scala mondiale la specie umana” (Ahumada, cit. in Bonaminio, 2005 p. 144), poiché illude di far vedere la realtà pur alludendovi soltanto, lascia ad un “pensiero impreparato” gli ardui compiti di stabilire connessioni e distinguere tra fantasia e realtà.

Roberto Calasso (2017), pur osservando la situazione da un vertice diverso, sottolinea il grande sconvolgimento psichico derivante da quella confluenza tra “il digitale e il digitabile”, che ha attribuito al sapere la forma di un’immensa enciclopedia a portata di mano, costituita da voci in perenne, proliferante espansione e potenzialmente capaci di connessioni infinite. In questo “caos algoritmico” (p. 64) le connessioni, una volta superate le più probabili, diventano sempre più arbitrarie ed equivoche sino a creare una foresta mentale e al contempo visibile sullo schermo. Una foresta – interna ed esterna, virtuale e reale – che toglie prestigio al sapere costruito nel tempo e lo confonde con l’informazione.

“La Crociata” – girato in presa diretta e con stile documentaristico – ci consente di mettere a fuoco alcune di queste tematiche attraverso la fiaba di un’adolescente ritratto nelle sue azioni e interazioni con coetanei e genitori: se è vero – come ricorda il regista in memoria di Carriére – che il cinema contribuisce a creare l’immaginario e a risvegliare la creatività di ciascuno, dobbiamo anche riconoscere che il film affida e l’azione riparativa ad una favola divertente, ma non propriamente a lieto fine. Allineandosi con il sogno di una tecnologia capace di ridurre lo scarto tra l’onnipotenza del pensiero e i limiti della realtà, il film sembra vanificare quella ripresa del passaggio dalla “via breve” (il soddisfacimento diretto con un oggetto creato dalla fantasia) alla “via lunga” (ricerca di un oggetto o di una condizione reale ed esterna) che, secondo Ladame (2003), è il compito che caratterizza l’adolescenza… forse, non a caso, “La Crociata” si conclude con il miraggio di un grande mare nel deserto.

 

Bibliografia

Ahumada J. (1997). Scoperte e confutazioni. Cortina, Milano, 2004.

Bonaminio V. (2005). Il “discorso dell’adolescente in analisi e la lacerazione del tessuto transizionale. Psiche, 2, 139-145.

Calasso R. (2017). L’innominabile attuale. Adelphi, Milano, 2017. 

Hobsbawn E.J. (1994). Il secolo breve. RCS, Milano, 1997.  

Ladame F. (2003). Gli eterni adolescenti. Salani Editore, Firenze, 2004.

Prosperi A. (2021) Un tempo senza storia. La distruzione del passato. Einaudi, Torino, 2021.

 

 

Silvia Mondini, Padova

Centro Veneto di Psicoanalisi

silvia.mondini@spiweb.it

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