Sezione Locale della Società Psicoanalitica Italiana

La ruota delle meraviglie, ovvero l’Edipo è per sempre

di Franca Munari

La diversità delle configurazioni cliniche osservate nel campo psicoanalitico potrebbe essere paragonata a un sistema mitico il cui luogo geometrico sarebbe la rosa assente da ogni bouquet: l’Edipo introvabile. Ma una volta ancora, ci sarebbe l’inevitabile allusione al mito di riferimento collocato in posizione ordinatrice. (André Green, 1992, Slegare,169)

 

 

Il libro che ho amato, e amo, di più di André Green, uno dei più consunti nella mia libreria, è Slegare. Un’opera che riunisce i suoi lavori di “psicoanalisi applicata” alla letteratura e i suoi testi sull’Edipo.

Riferendosi a Freud Green scrive: “E’ lo spazio della scena teatrale, dunque sociale, che fa del fantasma una quasi realtà. Così mentre di solito si tende a fare del teatro un luogo di rappresentazione dell’immaginario per eccellenza, Freud, al contrario sottolinea la sua funzione “realizzante”. Il teatro rappresenta questo fantasma e l’incarna come se per lo spettatore fosse reale il tempo dello spettacolo” (Green, 1992, 161).

Per queste molte ragioni Green ci accompagnerà sulla scena di La Ruota delle Meraviglie (Wonder Wheel) (2017) film diretto da Woody Allen ambientato nella pittoresca spiaggia di Coney Island. La storia che qui si narra racconta del potente rilancio della conflittualità edipica che l’adolescente agisce all’interno del suo nucleo familiare. Situazione che sempre determina una riviviscenza dell’assetto e delle conflittualità edipiche dei genitori che, inevitabilmente catturati in questo gioco delle parti, “edipicamente” gli risponderanno. 

Se è possibile individuare dei nuclei di snodo del complesso edipico nel corso dello sviluppo, nell’infanzia e nell’adolescenza, la sua funzione organizzativa agirà e si manifesterà però continuativamente nella vita psichica, dando forma e sostanza agli affetti, alle pulsioni e alle relazioni. Lo vediamo continuamente riemergere nei sogni, come in tutte le relazioni umane. Anche una sorta di shibolleth sociale, che permette anche quel continuo ribaltamento delle parti, che Green definisce un oggetto transizionale collettivo. Infatti  “sono rari i soggetti che in età adulta non continuano a vivere intensamente le ripercussioni della loro infanzia edipica. E ci deve essere una grave disorganizzazione della personalità perché non ne sussista più alcuna testimonianza indiretta” (ibid., 127). Perché, mai si smette di essere figli se anche si è genitori, e nel complesso gioco delle identificazioni l’assunzione di parti dell’adulto da parte del bambino è sicuramente molto precoce. Le fantasie di impossessamento, come quelle dell’uccisione di un genitore, sono facilmente ribaltabili, anzi da lì tutto è iniziato: Laio, complice Giocasta cercò di uccidere Edipo per timore di poter essere da lui ucciso.

Quindi se da un lato l’edipo struttura la doppia differenza dei sessi e delle generazioni e dà “origine alla doppia identificazione maschile e femminile, interiorizzazione dei tratti che si suppongono appartenere ai genitori sessualmente differenziati” (ibid., 158-159), dall’altro perpetua nel corso di tutta l’umana esistenza, sia i conflitti relazionali propri della triangolazione che lo costituisce, sia i conflitti identitari, a partire da indifferenziazione/differenziazione, fino all’acquisizione di una identità sessuata. Va da sé che il complesso di castrazione avrà buon gioco nel declinare qui tutte le sue potenzialità strutturanti e destrutturanti (Green, 1990).

L’uscita dal cerchio edipico avviene grazie all’identificazione con il rivale, alla desessualizzazione dei desideri verso l’oggetto d’amore, all’inibizione dell’aggressività. Il destino delle pulsioni subisce una sublimazione richiesta dal gruppo culturale e nuove scelte d’oggetto avvengono al di fuori dello spazio familiare” (Green, 1992, 159).

Percorsi complessi e facilmente soggetti a arresti e a movimenti regressivi, quindi per molte ragioni è estremamente facile ritornare sulle dinamiche edipiche e reiterarle.

 

Siamo nel 1950, le vite di 5 personaggi si intrecciano ai piedi della celebre ruota panoramica costruita negli anni venti: quella di Ginny ex attrice emotivamente instabile, ora cameriera presso un modesto ristorante di pesce; del suo secondo marito Humpty rozzo manovratore di giostre; del giovane Mickey un bagnino di bell’aspetto che coltiva aspirazioni da commediografo e sarà il narratore della storia; del preadolescente figlio di Ginny, Richie, un ragazzino piromane, appassionato di cinema come la madre; e di Carolina la figlia che Humpty non ha più voluto vedere perché ha sposato un potente e ricco gangster e che ora si rifugia da loro perché costretta a nascondersi per sfuggire a un gruppo di spietati gangster che le dà la caccia, perché ‘ha parlato’ con la polizia. 

 

Ginny, perennemente insoddisfatta, depressa, preda di continui mal di testa, continua ad agire tradimenti nei confronti dei suoi partner, certa della importanza e della bontà salvifica di ogni nuova relazione, ora sta tradendo il marito con Mickey, il bagnino. Frustrata perché non è riuscita a fare l’attrice, conserva gli abiti di scena e i gioielli di quella breve parentesi della sua vita, di nascosto li indossa in casa, malamente, con la biancheria intima che affiora dalle scollature.

Di Carolina è subito gelosa, prima per le attenzioni del padre nei suoi confronti, poi dolorosamente, terribilmente per la sua relazione con Mickey che di lei si è innamorato. Fa in modo che venga trovata e catturata dai gangster che la stanno cercando.

Il libro che sulla spiaggia cade di mano a Mickey, casualità, pretesto per conoscere Carolina, è Amleto e Edipo di Jones, un testo del 1949, quindi recentissimo nel contesto del film.

Irresoluti, conflittuali, trascinati da forze che li governano, inconsapevoli dei propri fantasmi, gli attori di questa riedizione del mito, agiscono e recitano questo dramma, ma anche, consapevolmente, recitano nel dramma: Mickey, il personaggio del bagnino nel film, contemporaneamente recita come narratore, nel tempo di un racconto successivo agli eventi; Ginny costretta a fare la cameriera, dice di recitare la parte della cameriera e cerca di recitare, per se stessa e per Mickey, che ha compreso la sua deliberata responsabilità nell’aver consegnato Carolina ai gangster, un diniego della sua colpa. Lo fa, con uno straordinario pezzo di bravura, fra la ostentata finzione e la belle indifference isterica.

Giocasta e lady Macbeth tengono lo stesso discorso a Edipo come a Macbeth. La prima si sforza di dissipare i timori del proprio sposo ed evoca l’incesto in sogno, la seconda vuol porre fine all’interrogarsi dell’assassino che si stupisce di non poter pronunciare il “Così sia” in risposta al “Dio vi benedica” uscito dalla bocca delle sue vittime mentre si appresta a uccidere nel sonno. … Questo invito a non pensare, a non pensarci, riguarda solo il senso di colpa” (Green, 1992, 223).

Assistiamo qui al rimescolamento degli elementi che il mito organizza. Abbiamo un giovane uomo, Mickey, che si innamora di una donna matura, ma poi la lascia per una coetanea. Abbiamo una madre che tradisce il marito con un uomo che potrebbe esserle figlio e per cercare di conservarselo uccide la figliastra. Abbiamo un padre, geloso del potente marito della figlia, che, quando essa lascia il marito e gli chiede di proteggerla, la riaccoglie, anche inorgoglito dal suo riacquistato potere, pur sapendo con questo di mettere a repentaglio la sua nuova famiglia. Abbiamo una giovanissima donna, una adolescente ancora, assolutamente consapevole della sua capacità seduttiva, ma che continuamente invoca la sua impossibilità a comprendere, la sua immaturità, la sua insicurezza per ogni errore da lei commesso, come Giocasta, come lady Macbeth, come Ginny.  Abbiamo un bambino piromane e affamato di storie che di fronte alla scena primaria che continuamente la madre gli ripropone, agisce compulsivamente eccitamento e distruttività. Il fuoco che lui pericolosamente accende di continuo è il fuoco che anima le due donne, Ginny e Carolina. La magia della straordinaria fotografia di Storaro concretamente le incendia illuminando i loro rossi capelli.

Si tratta del fuoco dell’Edipo.

 

Bibliografia

Green A.  (1990). Il complesso di castrazione. Roma, Borla, 1991.

Green A. (1992). Slegare. Roma, Borla, 1994.

 

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