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Sezione Locale della Società Psicoanalitica Italiana

 

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Jean Laplanche

di Hélène Tessier

Introduzione e Traduzione di Alberto Luchetti

Foto: Melanie Gribinski ©

Il 21 giugno 2024 ricorre il centenario della nascita di Jean Laplanche

 

A Beaune, in Borgogna, si svolgono in questi giorni le Journées Internationales «Jean Laplanche», giunte alla XVI edizione e dedicate a «La réalité psychique». 

Altri eventi e pubblicazioni sono previsti per l’occasione. 

 

In Italia, è stato appena ripubblicato il Vocabolario della psicoanalisi (Mimesis, Milano-Udine) scritto in collaborazione con J.-B. Pontalis. 

 

Il 14 settembre 2024  si svolgerà a Padova una mattinata sul tema della traduzione, centrale nella ricerca di Laplanche. Interverrà all’evento anche  lo scrittore spagnolo di origine argentina Andrés Neuman.

 

In Francia, in autunno 2024 è prevista l’uscita, presso le Presses universitaires de France, di un Vocabulaire Laplanche sui termini e concetti della «teoria della seduzione generalizzata», e del primo di due volumi di sue interviste: Se faufiler entre les astres… [Intrufolarsi fra gli astri…]

 

La presentazione di Laplanche, che segue, è firmata da Hélène Tessier ed è presente sul sito dell’Fondation Jean Laplanche -Istitut de France, che ringraziamo per la gentile concessione.

JEAN LAPLANCHE

di Hélène Tessier

Jean Laplanche è nato a Parigi il 21 giugno 1924 ed è morto a Beaune il 6 maggio 2012. Psicoanalista, psichiatra e professore, ha lasciato un lavoro che si sviluppa in più dimensioni.

Ex studente dell’École Normale Supérieure, agrégé di filosofia, docteur d’état in lettere e scienze umane, interno degli Hôpitaux psychiatriques, professore alla Sorbona, professore emerito all’Università di Parigi VII, dottore honoris causa delle università di Losanna, Buenos Aires e Atene, è stato nominato «Chevalier des Arts et des lettres» (1990) ed ha ricevuto inoltre il Premio Mary S. Sigourney (1995).

Jean Laplanche è stato membro fondatore e, successivamente, presidente dell’Associazione Psicoanalitica di Francia. Oltre al suo impegno nella pratica della psicoanalisi e nella formazione degli psicoanalisti, assunse importanti responsabilità editoriali: presso le Presses Universitaires de France, ha diretto la collana Bibliothèque de psychanalyse e Voies nouvelles en psychanalyse e la rivista Psychanalyse à l’université. Ha inoltre diretto la pubblicazione di una nuova traduzione dell’opera completa di Freud (Œuvres complètes de Freud – Psychanalyse OCF-P, Presses Universitaires de France). È autore di numerosi libri, articoli e conferenze.

L’opera di Laplanche può essere raggruppata in quattro temi: Laplanche, lettore di Freud; Laplanche, traduttore; Laplanche, autore di un’originale teoria in psicoanalisi; Laplanche, filosofo.

  • Laplanche, lettore di Freud

Il Vocabolario della Psicoanalisi, scritto in collaborazione con J.-B. Pontalis, costituisce un apporto decisivo alla perennità dell’opera di Freud. Si tratta di un’opera di riferimento essenziale sui concetti della metapsicologia freudiana, tradotta in una quindicina di lingue. Del resto la ricerca di Laplanche, così come la sintetizzò nella propria teoria, ha dato particolare risalto a concetti fino ad allora meno conosciuti e ha messo in evidenza aspetti inediti di nozioni classiche e della loro articolazione nei diversi momenti del pensiero freudiano.

    • Laplanche, traduttore

    Questo lavoro di lettura è inseparabile dall’impegno di Laplanche come traduttore. Direttore scientifico della nuova traduzione francese delle opere complete di Freud, Laplanche ha esposto e giustificato le scelte scientifiche, terminologiche e stilistiche che hanno guidato questa traduzione. Queste scelte attestano una presa di posizione sul contributo della traduzione all’approfondimento teorico dell’opera di Freud. Laplanche sostiene l’esistenza di un idioletto freudiano, il cui riconoscimento è, a suo avviso, essenziale per evitare di scivolare nella naturalizzazione dei concetti metapsicologici. Tale riconoscimento implica l’esigenza di “rendere Freud in un francese freudiano” (F. Robert), che lo porta a privilegiare una letteralità talvolta criticata anziché lo stile letterario e più naturale delle traduzioni precedenti.

    Questa posizione scaturisce da scelte teoriche sulla traduzione, che Laplanche sviluppa in particolare in Traduire Freud, così come in alcuni altri articoli, tra cui Clinica freudiana della traduzione, Il muro e l’arcata, Specificità dei problemi terminologici nella traduzione di Freud, Fallimenti della traduzione.

    • Laplanche, autore di una teoria originale in psicoanalisi

    La traduzione occupa del resto un posto centrale nell’opera di Laplanche, dove è ripresa da un punto di vista metapsicologico. Laplanche è l’autore di una teoria originale in psicoanalisi. Rimanendo il più vicino possibile alla scoperta di Freud, ha proposto dei Nuovi fondamenti per la psicoanalisi, che l’hanno portato a ridefinire molti dei suoi concetti fondamentali. Il pensiero di Laplanche si è elaborato per tappe, a partire da un’indagine al tempo stesso critica e storica, che ha permesso di identificare una problematica dell’oggetto della psicoanalisi, nella fattispecie l’inconscio sessuale e le vie che permettono di accedervi.

    Il pensiero di Laplanche si è sistematizzato nella forma di una «Teoria della seduzione generalizzata». Questa teoria è articolata intorno a due elementi: la situazione antropologica fondamentale e l’ipotesi traduttiva della rimozione. Nasce da una constatazione: se la psicoanalisi non ha inventato l’inconscio sessuale, lo ha tuttavia “scoperto” nella misura in cui ne ha evidenziato la radicale alterità rispetto alla coscienza e la specificità della modalità di azione dei suoi derivati. Questi si presentano sotto forma di una forza estranea al soggetto, inaccessibile all’azione educativa e alle buone intenzioni. Questa forza è irriducibile ad una psicologia dei bisogni o della motivazione e resiste a qualsiasi logica del senso e della comunicazione. Agisce nell’insieme delle attività umane. Ecco perché la metapsicologia non deve vertere solo sulla concezione psicoanalitica dell’anima umana e sulla genesi dell’inconscio sessuale, ma deve anche essere in grado di rendere conto della modalità di agire della pratica psicoanalitica.

    La teoria di Laplanche si distingue significativamente dai principali orientamenti post-freudiani. Essa riafferma la centralità della sessualità nella vita psichica e mostra che la psicoanalisi, per la modalità di indagine dei processi inconsci che ha istituito, contribuisce in modo unico alla comprensione della sessualità umana, le cui manifestazioni non si concretizzano solo nella vita sessuale ed erotica nel senso comune del termine, ma agiscono sul corpo, sono inseparabili dalla soggettività, hanno un impatto sul funzionamento cognitivo e sugli stati affettivi e, pertanto, devono essere prese in considerazione in ogni teoria della società.

    La teoria della seduzione generalizzata colloca il campo epistemologico della psicoanalisi al confine tra l’umano e il vivente: Laplanche tiene fermamente a concepire la psicoanalisi come una teoria dell’anima umana e questa posizione spiega le principali caratteristiche della teoria della seduzione generalizzata che possono essere raggruppate in quattro capitoli:

     

    1) Il carattere «copernicano»

    Laplanche ha denunciato il «fuorviamento biologizzante della sessualità» in psicoanalisi. A suo avviso, questo fuorviamento costituisce un caso particolare della “discendenza genetica” che ha segnato la psicoanalisi fin dai suoi inizi. Questa discendenza ha avuto, paradossalmente, l’effetto di chiudere su sé stesso – o sulla biologia, o sulla soggettività psicologica, o su un atavismo mitico e immemoriale che precederebbe la storia individuale – un soggetto di cui la psicoanalisi aveva invece voluto mostrare il decentramento. Laplanche è rimasto fedele a questa esigenza evidenziando il primato dell’altro nella formazione dell’anima umana. Dal punto di vista sessuale, scrive Laplanche, l’essere umano «gravita attorno all’altro». Ecco perché la teoria della seduzione generalizzata si basa su due nozioni: la seduzione e la traduzione. La prima fa inevitabilmente intervenire l’altro: l’altro al tempo stesso seduttore e che emette il messaggio mediante il quale opera la seduzione. Questo altro si incarna nell’adulto concreto e storico che si prende cura del bambino e al quale può talvolta subentrare l’analista, strettamente nelle condizioni della cornice e del metodo analitico. La seconda attribuisce al genio del bambino un ruolo irriducibile nella traduzione, che fa di lui un ermeneuta.

     

    2) La definizione della sessualità

    La teoria della seduzione generalizzata comporta una definizione specifica della sessualità e della genesi dell’inconscio sessuale. La sessualità di cui si occupa la psicoanalisi è la sessualità nella sua dimensione propriamente umana. Essa consiste in una sessualità «allargata», di cui la sessualità infantile, perversa e polimorfa – che Laplanche ha denominato sexuale – costituisce il nucleo. La sessualità infantile è interamente fantasmatica nella sua essenza. La sua dimensione sessuale deriva dall’autoerotismo e il masochismo vi occupa una posizione primaria. Tende alla ricerca di una tensione e di un eccitamento sempre crescenti, che possono manifestarsi in qualsiasi regione del corpo. Non è legata alla procreazione, precede la differenza dei sessi nonché anteriore alla differenza dei generi. Questa sessualità è anarchica. Si colloca «al cuore delle nozioni di pulsione, inconscio ed anche di “pulsione di morte”». Sotto forma della realtà psichica, è presente in tutte le sfere dell’attività umana. Pertanto «la fantasia, nel suo legame originario con l’eccitamento» costituisce «il dominio proprio, non speculativo, della psicoanalisi».

    In questa prospettiva, la seduzione a cui fa riferimento la teoria della seduzione generalizzata non è nemmeno la seduzione nel senso comune: si tratta della seduzione relativa all’asimmetria della «situazione antropologica fondamentale» in cui un adulto – o un bambino più grande – già dotato di un inconscio sessuale, è in presenza di un bambino che ancora non ne ha uno. Questa situazione è universale: nessun essere umano può sfuggirvi. La seduzione scaturisce dalla fantasia sessuale inconscia dell’adulto, che, nella cornice delle cure fornite al bambino, compromette i messaggi verbali e non verbali che gli indirizza. La situazione antropologica fondamentale costituisce una condizione di possibilità della rimozione e della costituzione, al tempo stesso, dell’inconscio sessuale e dell’Io. Laplanche ha peraltro sottolineato che, nell’elaborazione della sua teoria, la concezione della situazione antropologica fondamentale non si è presentata come un punto di partenza. Essa deriva dall’esigenza di rendere conto di un’esperienza, quella della situazione analitica, e di comprendere che cosa, in questa situazione, permette di risistemare le forze presenti nel conflitto psichico. La situazione analitica non costituisce una ripetizione della situazione antropologica fondamentale. Tuttavia, la cornice e il metodo analitico, e l’asimmetria che essi implicano, ripropongono delle condizioni che ravvivano l’enigma dei messaggi e favoriscono una riapertura e una ripresa del movimento di traduzione da cui scaturiscono i derivati ​​dell’inconscio sessuale.

     

    3) Il realismo dell’inconscio

    Sebbene la psicoanalisi sia una teoria dell’anima e né l’inconscio né l’Io facciano parte dell’ordine materiale, Laplanche, a differenza degli orientamenti relazionali in psicoanalisi, sostiene la tesi del «realismo dell’inconscio». L’inconscio sessuale – sexuale – agisce come un corpo estraneo interno al soggetto. Attacca l’Io dall’interno. Distacca l’affetto dalle sue rappresentazioni. Questo «dominio dell’essere» proprio dell’inconscio sessuale deriva dalle sue origini. L’essere umano, infatti, è immerso in un mondo di comunicazione, in un mondo di messaggi. L’inconscio sessuale risulta da ciò che, in questi messaggi, resiste alla traduzione e rimane estraneo al senso. Da questo punto di vista costituisce «una circolazione del non-senso». pertanto, scrive Laplanche, il realismo dell’inconscio risponde «all’idea che l’inconscio non è un secondo senso sottostante al senso preconscio e “ufficiale” proposto dal soggetto. L’inconscio è al contrario ciò che è sfuggito a quella messa in senso». Questa affermazione ha importanti implicazioni per la pratica. La psicoanalisi, secondo Laplanche, non rientra nell’ermeneutica. Si tratta piuttosto, scrive, di un’antiermeneutica, poiché la posizione di ermeneuta non è quella dell’analista, ma quella dell’analizzando.

     

    4) L’inconscio intercluso e un modello metapsicologico unitario dell’anima

    La situazione antropologica fondamentale e l’ipotesi traduttiva della rimozione permettono così di concepire un altro tipo di inconscio, distinto dall’inconscio sessuale rimosso formato dai resti non tradotti di messaggi dell’adulto di cui abbiamo parlato finora. Si tratta dell’inconscio intercluso, un inconscio non rimosso, senza legame con il preconscio, assimilabile a un subconscio. Questo inconscio intercluso proviene da due fonti: messaggi in attesa di traduzione e messaggi intraducibili. Per quanto riguarda i messaggi in attesa di traduzione, questa è una situazione abituale per tutti. I messaggi non sono mai tradotti di primo acchito, ma sono trattati in due tempi: un primo tempo di ricezione – l’impianto –, e un secondo tempo di traduzione. La temporalità della traduzione, che è anche quella della rimozione, è infatti una temporalità dialettica, che Laplanche definisce quella dell’après-coup (Nachträglichkeit). D’altra parte, l’inconscio intercluso è formato anche da messaggi pressoché impossibili da tradurre, o perché questi messaggi sono totalmente abitati dall’inconscio dell’adulto oppure, all’estremo opposto, perché si tratta di messaggi il cui codice non è altro che il messaggio stesso. Essi conducono così a fallimenti di traduzione più radicali, fallimenti i cui effetti possono produrre manifestazioni che la psicopatologia descrive come caratteristiche della psicosi o delle cosiddette organizzazioni borderline. La linea di demarcazione tra l’inconscio intercluso e l’inconscio rimosso – o inconscio sessuale – varia da individuo a individuo. La teoria della seduzione generalizzata permette quindi di «proporre una visione unitaria che inglobi i modelli, presuntivamente separati, nevrotico/normale e psicotico/borderline». Questo modello topico comune alla nevrosi e alla psicosi «ha il merito fondamentale di proporre una cornice di riferimento per collocare il doppio problema: possibilità di una nuova traduzione dei messaggi interclusi, in particolare nella psicoterapia dei casi borderline o psicotici, e viceversa possibilità (anche qualora fosse scarsa) di uno scompenso delirante in ogni essere umano».

     

    • Laplanche, filosofo

    L’opera di Laplanche è anche è un lavoro di filosofo. Sin inscrive in una tradizione epistemologica che presuppone una concezione specifica del ruolo della teoria e del suo rapporto con la verità. Implica anche una relazione particolare con la realtà e, in particolare, il riconoscimento dei legami che uniscono teoria e pratica. Laplanche rifiuta l’opposizione comunemente diffusa tra la psicoanalisi come teoria e la psicoanalisi come pratica terapeutica. La sua metapsicologia è altresì un’antropologia. Essa ricerca delle «categorie universali sia dell’essere-umano che del divenire-umano». Una di queste categorie è la sessualizzazione. La genesi della sessualità infantile segna infatti un momento essenziale dell’umanizzazione. Innesca un processo attraverso il quale l’essere umano si affranca dall’ordine del vivente. Nella teoria della seduzione generalizzata, la sessualizzazione non è mai confusa con la sessuazione. Questa teoria si rivela quindi particolarmente fruttuosa non solo per nuovi sviluppi nella teoria del genere, ma anche per stabilire dei ponti tra la psicoanalisi e le altre discipline delle scienze umane e sociali.

    Infine, il concetto di traduzione, che occupa un posto centrale nella metapsicologia di Laplanche, permette di rendere conto della psicoanalisi come pratica di trasformazione. L’interesse per la traduzione racchiude la preoccupazione di trovare un fondamento teorico per la trasformazione, per la capacità di trasformarsi che hanno i contenuti e le forme di pensiero. Non si tratta però di una trasformazione qualsiasi: l’etica della traduzione implica l’idea di una lingua o di una formulazione verso cui tendere e che sarebbe sempre migliorata, sempre più vera. L’attività di traduzione si dispiega infatti nella sfera del migliorabile, del perfettibile. Nella teoria di Laplanche, l’obiettivo della trasformazione si ricongiunge con quello dell’emancipazione. Inseparabile dalla concezione dell’alienazione, che risulta dal modo di formazione dell’inconscio e che si manifesta in modo concreto nel realismo dell’inconscio sessuale, questa teoria si fonda sul postulato di una forma di vita dell’anima più libera, alla quale ognuno ha il diritto di aspirare.

La traduzione Italiana dell’ OPERA DI LAPLANCHE è curata da Alberti Luchetti ed è pubblicata dalla casa editrice MIMESIS

Fondation Jean Laplanche

Institut de France

https://laplanche.org/

 

 

Alberto Luchetti, Padova

Centro Veneto di Psicoanalisi

a.luchetti@mclink.it

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