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L’orrore e il silenzio.
Il naufragio a Pylos

di Patrizia Montagner

E’ prima di tutto l’essere umano che si sente chiamato in causa di fronte all’orrore di questo evento. “Il naufragio a Pylos, nel sud del Peloponneso, è ormai destinato ad entrare nella storia come una delle peggiori tragedie di migranti nel Mediterraneo con un bilancio che rischia di registrare fino a 600 morti, molti dei quali non saranno mai ritrovati. E a diventare una vera e propria strage di bambini. Ce n’erano almeno 100 chiusi chiusi nella stiva, raccontano i superstiti ai medici e ai volontari che li assistono “ (ansa 15.06.23). Così scrivono i media.

Il dolore, la commozione, la rabbia. Il cuore mi si stringe a leggere e ascoltare tutto questo,  il racconto della scomparsa in mare delle persone di fronte ad altre che avrebbero dovuto/ potuto salvarle. La mente fatica a pensare.

L’empatia( Bolognini 2002) è difficile. La possibilità di distinguere tra noi e loro , il nostro e il loro vissuto traballano quando l’emozione è forte. Non facciamo confusione tra compassione ed empatia. Entrambe umane. L’empatia porta a chiedersi come avranno vissuto gli ultimi istanti di vita? Si saranno resi conto di ciò che stava loro accadendo? E i bambini?

E ora, le madri, i familiari, i parenti che sono a casa e li cercano e si chiedono se il loro caro sarà ancora vivo o non c’è più? E non possono nemmeno saperlo. Per molti sarà qualcosa che comprenderanno solo perché il silenzio giorno dopo giorno lo svela.

Che cosa è successo nel naufragio? Non è chiaro, ma di certo coloro a cui è stato chiesto aiuto non lo hanno portato. E questo ha implicato una condanna a morte di quelli che stavano sul barcone. Lo si sapeva.
Si tratta di omicidi, anzi, poiché sono tanti, si tratta di una strage. Dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome.

La domanda ora è:  Chi è responsabile di tutto questo? Siamo portati a pensare che che siano state la Guardia Costiera, o il governo greco, o chi sta intorno. Noi non centriamo. Anzi stavolta l’Italia ha fatto la sua parte, ha avvertito.

Davvero non è anche nostra responsabilità? E d’altra parte davvero non siamo anche noi un po’ vittime oltre che carnefici? Forse muore qualcosa nell’umano quando un altro umano viene ucciso.

Lo psicoanalista prova a fare un pensiero su tutto questo. Con molta delicatezza,  entrando in punta di piedi , in modo che la fragilità della condizione di dolore non venga violata; non un pensiero che razionalizza o mette distanza, ma che cerca di dare un senso ad eventi come questo, riconoscendone la profondità e la gravità.

Di fronte alla strage facciamo riferimento a Freud che si chiedeva come fosse possibile che gli esseri umani avviassero una strage sistematica come la guerra , e questa è per certi versi simile, poiché sappiamo che i respingimenti e gli abbandoni in mari portano morti, e molte, come in guerra. Freud dice:- Lo Stato ha interdetto al singolo l’ingiustizia , non perché intenda sopprimerla, ma solo perché vuole monopolizzarla, come il sale e i tabacchi. Lo Stato in guerra ritiene per sé lecite ingiustizie e violenze che disonorerebbero l’individuo” (1915, p. 127).

Di fatto siamo all’interno di una guerra di tutto il continente contro la migrazione. Ma è una guerra  non dichiarata. Di certo poco visibile, se non in momenti come questo.

Silenziosa.

Il problema è allora il silenzio. Perchè? Esso consente la continuazione della guerra, consente che essa venga tollerata o peggio denegata. Eppure ciascuno di noi, preso singolarmente, è certamente una brava persona, non ucciderebbe mai qualcuno ( anche se lo pensa e lo desidera). Eppure il silenzio consente queste stragi. Come afferma Amati Sas (2022) siamo capaci di tollerare qualsiasi cosa pur di mantenere il sentimento di appartenenza al nostro gruppo sociale. Il nostro “nucleo ambiguo” si attiva di fronte a situazioni nuove e potenzialmente disorientanti e traumatiche  quali l’arrivo dei migranti nel nostro Paese, e ci consente un atteggiamento indifferenziato e una mancanza di presa di posizione. Dunque finiamo per dire che la cosa non ci riguarda. Oppure per farci prendere dalla più tenace inerzia.

IL pericolo del silenzio, che genera opportunismo e conformismo.

Ci aspettiamo ora che la faccenda del naufragio in Grecia prenda le prime pagine dei giornali per un poco, soprattutto per ricerca dei colpevoli, in modo che l’uso massiccio della scissione (non sono cose della mia vita) e della proiezione (il male è nell’altro) facciano prepotentemente il loro gioco. E così , trovati i colpevoli siamo liberi, di continuare.

 E poi tutto verrà dimenticato. Come sempre.

Da noi. Ma non certo dalle famiglie che hanno perso il loro congiunto e che dovranno patire il dolore della perdita , nè dai superstiti che dovranno fare i conti, forse per tutta la vita, con l’orrore e il terrore vissuti.

In silenzio?

 

Bibliografia

Amati Sas S. 2022. Ambiguità, conformismo e adattamento alla violenza sociale. Franco Angeli. Milano

Bolognini S. 2002 L’empatia psicoanalitica . Boringhieri

Freud S. 1915 Considerazioni sulla guerra e la morte. OSF Vol VIII Boringhieri

Web: ansa. it/sito/notizie

Patrizia Montagner, Portogruaro (Ve)

Centro Veneto di Psicoanalisi

patmontagner28@gmail.com

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