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Mary Poppins.

Perturbante e familiare.

Recensione di Anna Cordioli e Valentina Morabito

"Mary Poppins" di P.L. Travers

Ed. Rizzoli con illustrazioni di Julie Sardà

Mary Poppins ( 1934)

di Pamela Lyndon Travers

Illustrazioni di Julia Sarda

Edizioni  Rizzoli

pagg. 226

Chi non conosce la incantevole Mary Poppins interpretata da Julie Andrews per Walt Disney nel 1964? Potremmo quasi considerarla una acquisizione da cultura generale di base. Eppure quanti poi hanno dato un’occhiata allo splendido libro scritto nel 1934 da Pamela Lyndon Travers? Certamente troppo pochi.

Vale la pena invece riscoprire questo testo (il primo di una serie) per ammirarne la profondità e la capacità di leggere ed interagire con l’infanzia.

Una piccola nota biografica sull’autrice ce lo rende ancora più caro.

Come è noto P.L. Travers ebbe un’infanzia segnata da gravi difficoltà: con una madre gravemente depressa ed un padre malato e alcolista. In questa situazione fece capolino una zia arrivata per aiutare quel nucleo familiare così fragile. Pamela rimase molto affascinata da questo terzo che viene in aiuto, apparentemente dei bambini, ma soprattutto dei genitori. È l’adulto che soccorre l’adulto, il contenitore del contenitore (Winnicott, 1965).

La ancora giovane autrice, colse la centralità di questa figura e cominciò ad inventare storie su di lei per intrattenere i propri fratellini.  

Alla fine, i libri dedicati a Mary saranno sei e sono tutti una fucina di quadri interni, significati possibili e spunti di riflessione. Anche chi non lavora con l’infanzia, apprezzerà la versione cartacea di Mary, poiché, in fondo ci impone una profonda esplorazione di cosa sia un adulto.

Rimarremo qui, però, solo sul primo libro e su alcune scene che abbiamo trovato di estremo interesse e che nel film mancano o si intravedono appena.

illustrazione di Julia Sardà
illustrazione di Julia Sardà

Strangely familiar

Mary Poppins giunge portata dal vento in Viale dei ciliegi, a Londra, e assume, anche se sarebbe più corretto dire si prende, il ruolo di bambinaia dei figli dei signori Banks.

È irriverente, vanitosa e secca nei modi. A suo modo è espressione lei stessa dell’Infantile[1]: non si lascia catturare e non si trattiene; è in grado di dialogare con il mondo dell’infanzia e con tutto ciò che ad esso è legato.

Pamela Lyndon Travers, nel 1943, descrive Mary come “Strangely familiar” (Travers 1943, p.19), qualcosa di inattendibile, oscuro, nascosto ma allo stesso tempo stranamente familiare.

Questa sua caratteristica centrale è un rimando diretto al perturbante, quel tanto di inconscio, inelaborato ed infantile che, rimosso ed espulso, riappare nella nostra vita causandoci una quota di stupore appena percepibile. Il perturbante è allo stesso tempo estraneo e molto personale. È proprio l’incontro con lo strangely familiar che permetterà nel libro la bonifica sia dell’estraneo che del familiare.

Quanto più un uomo si orienta nel mondo che lo circonda e tanto meno facilmente riceverà un’impressione di turbamento [Unheimlichkeit] da cose o eventi.”  (Freud Opere 9 1919, p.83)

Proprio per questa capacità di Mary, di essere un oggetto misto, a cavallo tra inconscio e estraneità, la sua presenza diviene fondamentale per i quattro bambini Banks. Li aiuterà infatti a trovare il coraggio per sentire che l’esistenza è sopportabile e anche piacevole, necessario approdo per uscire dall’infanzia e avviarsi verso l’età adulta.

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[1]L’infantile non è l’infanzia“(J. André, 2018). Nel testo, con il termine “infantile”, facciamo riferimento al sessuale infantile, con i suoi miti, i suoi fantasmi e le sue potenzialità.

Illustrazione di Julia Sardà
Illustrazione di Julia Sardà

Andrew e Miss Lark

Prima di entrare al numero 17 di viale dei ciliegi, indugiate con noi sul cancello di qualche numero civico precedente, la casa di Miss Lark e del suo cagnolino Andrew.

Miss Lark è una signora molto curata e che tiene particolarmente alla immagine di sé. Vive con i domestici ed il suo cagnolino, che adora. Lo ricopre di attenzioni e lo cura scrupolosamente affinché non sia mai in disordine, mal curato o non nutrito con la dovuta ricercatezza. Andrew non deve riposarsi per terra come fanno i cani, ha un cuscino di seta per questo, quindi, certamente, non potrà mescolarsi con i quattrozampe del quartiere.

Andrew, però, si ribella fieramente alle stucchevoli attenzioni della sua padrona ed è un sollievo per il lettore. Si è stancato, si è sentito umiliato e tenuto lontano dai suoi simili. In particolare vede un gruppo di altri cani che, per quanto imperfetti e non altolocati, sente amichevoli.

Andrew coglie al volo l’occasione che, non a caso, Mary Poppins crea con la sua capacità di attirare gli sguardi su di sé. Mary rappresenta il “terzo” che per un momento riesce a liberare Andrew dallo sguardo narcisisticamente cieco e modellante di Miss Lark. Gli dà qualche ora di vantaggio per poter correre a sporcarsi con il suo amico Willoughby, un cane comune, disprezzabile, vivo.

Questo tipo di rapporto genitoriale ci ricorda una situazione clinica, meno fortunata, riportata da Semi nel testo “ Il Narcicismo” (2007), dove “ la figura di una madre opprimente preveniva ogni desiderio del figlio ma che, sopratutto, sapeva sempre cosa potesse essere bene per lui […] la rabbia narcisistica del paziente, la rabbia di non poter mai esprimere il proprio desiderio, pena il rischio di perdere la relazione – vitale – con la madre, esprimeva anche una drammatica incertezza, una sensazione di incapacità, di incompletezza che veniva proiettata sugli altri.” (Semi, 2007, p.81).

Illustrazione di Julia Sardà

Barbara e John

Varchiamo la soglia del numero 17 e, per chi non li conoscesse, vi presentiamo i due gemelli Barbara e John, fratelli minori di Jane e Michael. I bambini hanno alcuni mesi, non hanno ancora messo i denti, di conseguenza la conversazione a cui Mary Poppins assiste distrattamente è sorprendente, tenera, del tutto comprensibile.  I gemelli chiacchierano con lo stornello, il sole ed il vento, di come sanno far divertire i grandi con i loro gesti buffi e di come sanno consolare la mamma quando si preoccupa. È proprio lo stornello a svelar loro che la loro capacità di comunicare con lui, il vento ed il sole, di lì a poco sarà dimenticata, come accadde ai loro fratelli e a tutti gli esseri umani che crescono e a cui spuntano i denti.

Ecco che la Travers ci accompagna a ritrovare il senso oceanico di comprensione del mondo e di fusione e confusione con esso. Quel luogo pre-edipico, luogo di appartenenza ad un tutto, che lascia dietro di sé, in alcuni di noi, la sensazione di un tempo dove era possibile capire perfettamente il linguaggio dell’intera natura, “…un sentimento di indissolubile legame, di stretta appartenenza al mondo esterno nel suo insieme” (Freud, 1929, p. 558).

I bambini si ribellano a questa notizia, non vorrebbero perdere questa facoltà per doversi assoggettare al linguaggio verbale dei grandi e gridano: “non voglio i denti se mi faranno dimenticare tutte le cose che mi piacciono di più”. (Travers, 1934. 153)

Lo stornello, seccamente, risponde che toccherà. I denti spuntano, i bimbi crescono e dimenticano, ma non disperiamo: “Tutto ciò che viene perduto è da qualche parte.” (Travers,1982, p. 67).

John non può trattenere il disappunto singhiozzando. In quello entra la Sig.ra Banks che, com’è naturale, dà la colpa ai denti che stanno per spuntare. John comprende e smette di piangere: “d’altronde non era colpa sua, povera donna, se diceva sempre la cosa sbagliata!” (Travers, 1934. 156) E, per consolare la madre, si infila un piede in bocca ed inizia a strofinare.

 

Illustrazione di Julia Sardà
Illustrazione di Julia Sardà

Giorno Libero

Il capitolo intitolato “Giorno libero”, racconta l’incontro tra Mary Poppins ed il fiammiferaio. Ebbene, mentre nel film Mary Poppins accompagna Jane e Michael a passeggiare nel parco e, nell’occasione, incontra il vecchio amico Bert intento a disegnare dei magnifici paesaggi con i gessetti sui marciapiedi, nel libro la situazione è ben diversa.

Mary Poppins, dopo aver specificato le sue condizioni per quanto riguarda i suoi giorni liberi durante la sua permanenza in casa Banks, lascia i bambini a casa e si affretta ad incontrare Bert.

Si incontrano da soli, dopo aver lungamente atteso quell’incontro. La bambinaia è una donna che, nel suo giorno libero, incontra un uomo. Il lettore li vede entrare in un quadro apparentemente semplice ma che nasconde dolci crostatine ai lamponi e cavalcate insieme fino agli alberi dietro ai quali “entrambi sapevano cosa si nascondesse”.

La Travers racconta, così, un mondo sensuale, colorato e saporito, accessibile ai bambini solo in fantasia, e per questo ancor più delizioso e desiderabile. È il mondo della coppia degli adulti, del quale solo Bert e Mary Poppins conoscono i segreti.

Mary Poppins gode dunque delle dolcezze e dei piaceri che può avere nel suo giorno libero.

Al suo rientro a casa, Mary è costretta a rispondere alle domande dei bambini che le chiedono dove fosse stata.

Risponde di essere stata nel paese delle fiabe e, all’insistenza di Jane, la zittisce con superiorità dicendo che ognuno ha il suo paese delle fiabe.

Ebbene, quale curiosità e seduzione per un bambino sapere che esiste un paese delle fiabe a cui hanno accesso solo gli adulti!

 Questa piccola scena ci ha fatto pensare al concetto di “Spazio Triangolare” di Britton (2004). Secondo l’autore inglese lo sviluppo psichico fin dalle prime fasi può essere visto all’interno di una cornice triangolare.

Il bambino si trova precocemente posto in una posizione terza, rispetto alla coppia, dalla quale osservare le relazioni oggettuali. Per Britton (che sviluppa questo concetto a partire da Freud, Klein, Bion ma anche Segal, Rosenfeld e Chasseguet-Smirgel[1]) affinché il bambino acceda a questo Spazio psichico dovrà poter accettare un legame che lo esclude, quello tra i genitori. Questo legame gli appare misterioso, perché fondato sull’appartenenza ad una generazione adulta, differente dalla sua, e su una relazione sessuale di cui egli può aver solo un’idea vaga. L’apparizione di questo spazio triangolare porterà l’individuo a potersi permettere anche un pensiero tridimensionale (Britton, 2004)

Nella lettura di Mary Poppins, ci colpisce la naturalezza, l’assenza di ambiguità, con cui la donna offre ai bambini la possibilità di essere esclusi dal legame, senza che questo appaia come un irreparabile insulto narcisistico ai piccoli. Vi è, anzi, una lucida comprensione dei confini, un impiego saggio del divieto a partecipare e un altrettanto misurato uso del pensiero magico.

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[1] Per un approfondimento, segnaliamo il numero monografico della rivista Richard&Piggle, dedicato a Britton, Gennaio-Marzo 2019, Vol. 27, N.1. -Al seguente link qui si può leggere l’introduzione al numero. 

Illustrazione di Julia Sardà
Illustrazione di Julia Sardà

Chiusura

Alla fine del primo libro Mary Poppins se ne va. Fin dall’inizio aveva precisato che sarebbe rimasta finché non sarebbe cambiato il vento, e così è stato.

Il vento è cambiato, è vento da Ovest, il vento del tramonto e del saluto, il vento che accompagna verso nuovi giorni, differenti da quelli di prima, quelli portati dal vento dall’Est.

Mary Poppins si diverte col vento che la incita e strattona mettendole fretta per ripartire insieme; lui la solleva e lei, ben contenta, si lascia sollevare aprendo il suo ombrello.

A noi non è dato sapere cosa si dicano quei due in quella conversazione concitata e allegra: noi abbiamo i denti e non possiamo più capire, però possiamo immaginare.

È il linguaggio segreto di due che si conoscono da una vita, e noi saremmo di troppo a volerne sapere di più. In fondo la possibilità di separarsi si basa proprio sulla capacità di essere fuori da qualcosa, senza per questo sentirsi perduti. Mary ha lavorato molto perché i bambini potessero permettersi di crescere e anche di salutarla.

Separarsi significa anche confrontarsi con l’immagine che dell’altro e del legame, resta in noi.

Ed infatti Mary Poppins, nell’accomiatarsi, lascia di nascosto un suo ritratto a Jane.

Anche su questo dettaglio del libro ci sarebbe molto da dire ma speriamo che qualcuno abbia la curiosità di andare a leggere da sé come andò nel libro.

Ci accomiatiamo anche noi con una frase della Travers: “Un libro, per esempio, non è affatto un libro a meno che, quando giungiamo all’ultima pagina, non continui dentro di noi.” (Travers 1989, p. 208).

E questo vale per tutti i legami che fanno crescere.

 

 

Bibliografia:

Andrè J., (2018) L’enfant de la psychanalyse, Retour sur l’angoisse. Association Psychanalytique de France. Paris. PUF

Britton R., (2004) Subjectivity, Objectivity, and Triangular Space, The Psychoanalytic quarterly 73(1):47-61

Cantone D., Pascale Langer F., Introduzione, riv. Richard&Piggle 2019;27(1):12-17

Freud S., (1919), Il perturbante, OSF 9 Bollati Boringhieri

Freud S., (1929), Il disagio della civiltà, OSF 10 Bollati Boringhieri

Semi A.A. ( 2007) Il Narcisismo, Edizioni Il Mulino

Travers P.L. (1934) Mary Poppins. [ Trad. It. Mary Poppins 2018 Rizzoli Mondadori]

Travers P.L. (1943) Mary Poppins opens the door.

Travers P.L. (1982) Mary Poppins in Cherry Tree Lane.

Travers P.L. (1989). Mary Poppins and the House Next Door.

Travers P.L. (1989). What the Bee knows. Reflections of Mith, Symbol and Story.

Winnicott D. (1965) Sviluppo affettivo e ambiente, Armando

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Per chi fosse interessato ad approfondire la visione pedagogica della Travers, suggeriamo il testo “In volo, dietro la porta” Grilli G., (2002). Ed. Il ponte vecchio  

Illustrazione di Julia Sardà
Illustrazione di Julia Sardà

Anna Cordioli, Padova

Centro Veneto di Psicoanalisi

annacordioli@yahoo.it

 

Valentina Morabito, Padova

Psicoterapeuta dell’infanzia

valentina.morabito.psi@gmail.com

Illustrazione di Julia Sardà
Illustrazione di Julia Sardà

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