Sezione Locale della Società Psicoanalitica Italiana

Come allora: Gennaio Aprile 1937

di Franca Munari

“La pittura non è fatta per decorare gli appartamenti. E’ uno strumento di guerra offensiva e difensiva contro il nemico.” Pablo Picasso

Tra l’8 e il 9 gennaio del 1937 Pablo Picasso scrisse in lingua spagnola il pamphlet poetico “Sogno e menzogna di Franco” che illustrò con 14 acqueforti.

«… Grida di bimbi grida di donne grida d’uccelli grida di fiori grida di travi e di pietre grida di mattoni grida di mobili di letti di sedie di tende di pentole di gatti e di carte grida di odori che s’afferrano l’un l’altro grida di fumo che punge la spalla delle grida che cuociono nel calderone e della pioggia di uccelli che inonda il mare che rosicchia l’osso e si spezza i denti mordendo il cotone grezzo che il sole asciuga dal piatto che la borsa e la tasca nascondono nell’impronta che il piede lascia sulla roccia »

 

Così Picasso termina il suo componimento poetico, che racconta il suo resoconto visivo sulle calamità di cui Franco fu autore. Non bastano le parole, non bastano le immagini.

Il 26 aprile 1937, gli aerei tedeschi, in appoggio alle truppe del generale Franco contro il governo legittimo repubblicano di Spagna, rasero al suolo la cittadina basca di Guernica. L’attacco fu opera della Legione Condor, corpo volontario composto da elementi dell’armata aerea tedesca Luftwaffe con il supporto della Aviazione Legionaria, unità volontaria e non ufficiale della Regia Aeronautica italiana, in una terrificante dimostrazione di forza contro la popolazione civile.

Proprio in quell’anno, nel 1937, si era aperta a Parigi, in un’atmosfera tesa e politicamente instabile, la grande Esposizione Internazionale. Picasso aveva già accettato l’incarico di realizzare un dipinto murale per il padiglione spagnolo, voluto dal governo repubblicano impegnato nella guerra civile. Quando si diffusero la notizia del bombardamento e, soprattutto, le prime drammatiche fotografie del massacro, l’artista decise di cambiare il soggetto dell’opera. Così dipinse la tela di Guernica, con un febbrile lavoro durato poche settimane, facendo precedere la versione definitiva da un centinaio di studi preparatori (dei quali solo quarantacinque si sono conservati) e da ben sei versioni consecutive.

Guernica è una tela dipinta ad olio delle dimensioni di 3,49 x 7,76 m., oggi esposta al Museo Reina Sofia di Madrid.

 

Il bianco e nero dell’opera non è solamente il segno di una vicenda di distruzione, di sofferenza e di lutto, la guerra, è anche la riproduzione “fedele” delle fonti delle immagini, i giornali, la carta stampata, la cui impronta rimane sulla superficie del cavallo.

Lo spazio che Picasso rappresenta in Guernica è uno spazio interno, ci sono un lampadario centrale e una finestra sulla destra della tela, uno spazio sventrato e messo a soqquadro dalle bombe.

Nella scena i personaggi sono quasi tutti femminili. Le donne e i bambini sono le vere vittime di ogni conflitto, e nelle guerre attuali anche le più numerose (Strada 2022). Sulla sinistra del quadro una madre tiene in braccio il suo bambino morto. Una pietà urlante: il collo è allungato e la bocca è spalancata in un urlo diretto verso l’alto. È un’invocazione, una richiesta d’aiuto, ma anche una condanna: gli assassini arrivano dal cielo.

Sulla destra c’è gente che fugge trascinandosi sconvolta, e un uomo che urla con le braccia protese, il fuoco lo raggiunge e lo inghiotte. Le fiamme sono denti aguzzi.  

Tra il toro e il cavallo si scorge a fatica una colomba. La colomba della pace, tema che sarà sempre caro a Picasso, ha qui un’ala spezzata, il becco spalancato e lacrima.

“Ogni guerra ha una costante: il 90% delle vittime sono civili, persone che non hanno mai imbracciato un fucile. Che non sanno neanche perché gli arriva in testa una bomba.” Gino Strada

 

Bibliografia

Picasso. P. (1998) Scritti. SE srl, Milano

Strada G. (2022) Una persona per volta. Feltrinelli, Milano

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