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Incontri dell’ Ateneo Veneto e Centro Veneto di Psicoanalisi

Attorno a "Che cosa ha fatto il nazismo alla psicoanalisi" di L. Kahn

 A cura di Roberta Guarnieri

Con il patrocinio del Centro Veneto di Psicoanalisi

Ore 14.40

Saluto del Presidente della Società psicoanalitica Italiana

Sarandis Thanopoulos

Ore 14.50

Saluto dell’Autrice Laurence Khan in videoregistrazione

Ore 15.00

Prima tavola rotonda

Riccardo Galiani, psicoanalista SPI, conduce

Giovanni Levi, storico

Andrea Baldassarro, psicoanalista SPI

Patrizio Campanile, psicoanalista SPI, presidente del CVP

Ore 16.30 – 17.15

Discussione con i partecipanti

Ore 17.30

Seconda tavola rotonda

Roberta Guarnieri, psicoanalista SPI, conduce

Alberto Semi, psicoanalista SPI

Francesco Cataluccio, scrittore

Ore 18.45- 20.00

Discussione con i partecipanti

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

 Si prega di comunicare la presenza a rguarnieri.psicoanalista@gmail.com

e pezzola.celestina@gmail.com

Presentazione

Il titolo di questo denso, importante lavoro di Laurence Kahn non è una domanda: il nazismo ha fatto qualcosa alla psicoanalisi e ciò che le ha fatto ha avuto effetti di lunga durata. Effetti che sono andati ben oltre il rogo delle opere di Freud, l’esilio di moltissimi psicoanalisti viennesi e tedeschi,  soprattutto verso paesi anglofoni e l’assassinio di alcuni in quanto oppositori del regime o ebrei ; oltre anche rispetto alla partecipazione di alcuni analisti tedeschi, e perciò ‘ariani’ – Bohem, Schultz-Hencke, Muller-Braunschweig in particolare, alla politica di arianizzazione portata avanti da Matthias Göring con la creazione, nel 1936, dell’ Istituto di psicologia psicoterapia,presieduto da Carl G. Jung.

Come Kahn dimostra, attraverso un meticoloso ma al tempo stesso avvincente lavoro di ricostruzione, anche documentale, quello che il regime e in questo senso la cultura nazista hanno fatto alla psicoanalisi, è un gioco di azione e reazione che attraversa innanzitutto il terreno fondamentale del linguaggio, segnando in maniera profonda la ricezione dell’eredità freudiana.

Associando alla propria esperienza di psicoanalista, da sempre attenta alla dimensione culturale e ai suoi paradossi, la conoscenza dettagliata di autori come Adorno, Mann e Kertész, rileggendo insieme a queste sue guide pagine altrimenti difficilmente tollerabili, come quelle del Mein Kampf, Laurence Kahn ci invita a riconoscere in parole, concetti, filoni di ricerca e finanche propensioni terapeutiche, le tracce profonde di ciò che il nazismo ha fatto alla psicoanalisi.

Laurence Kahn è membro titolare e formatore della Association Psychanalythique de France, di cui è stata presidente dal 2008 al 2010. È autrice tra l’altro di Cures d’enfance (2004; tr. it. Cure di bambini, 2006), Faire parler le destin (2005), L’écoute de l’analyste (2012) e Le psychanalyste apathique et le patient postmoderne (2014; eng. trans. 2019). Ha fatto parte della redazione della Nouvelle revue de psychanalyse. Nel 2014 le è stato attribuito il premio “Maurice Bouvet” per l’insieme dei suoi scritti psicoanalitici; nel 2021 è stata premiata dall’International Psychoanalytical Association per i suoi “Extraordinarily Meritorious Service to Psychoanalysis”.

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