Sezione Locale della Società Psicoanalitica Italiana

“Sogno e telepatia” di Freud (1922)

di Mariella Perri

Tratto dal Cap. 11 di: Pierri M. (2018) Un Enigma per il dottor Freud, La sfida della telepatia. FrancoAngeli, Milano.

“Sogno e telepatia” di Freud (1922)
“Sogno e telepatia” di Freud (1922)

Cento anni orsono Freud pubblica un primo lavoro sulla telepatia.

Un precedente scritto sul tema – sulla lettura del pensiero da parte degli indovini e sul caso “Forsyth”, un’osservazione tratta dal lavoro analitico– che aveva condiviso con i membri del Comitato segreto durante una vacanza sui monti dello Harz (Vorbericht-Nachtrag, vedi Pierri, 2021), era stato accantonato a fatica, anche su pressione di Jones e di Abraham.

Questo secondo saggio, che scrive subito dopo, non viene intercettato. Freud questa volta abbandona velocemente l’idea di presentarlo in via preliminare ai colleghi durante gli incontri del mercoledì e decide di inviarlo direttamente al primo numero di Imago del gennaio 1922, senza renderne partecipe neppure il Comitato. La rivista, che dal 1912 affiancava l’organo ufficiale dell’Associazione ospitando le applicazioni della psicoanalisi alla letteratura, alle arti e alle scienze sociali, poteva apparirgli uno spazio idoneo, di confine, per le sue riflessioni su un argomento così prossimo all’occultismo.

 “Sogni e telepatia” è un’opera minore, una di quelle “piccole tasche” che precedono la Lezione XXX “Sogno e Occultismo” (1932) in cui Freud cominciò a collocare la sua inquietudine “telepatica”, quell’esitante “passo di valzer” sul suo possibile significato premonitore (Derrida, 1981, p. 210-11).

 

Vediamone il contenuto.

Dopo aver dichiarato di non voler prendere partito sull’esistenza della telepatia, Freud affermava di non aver mai riscontrato evenienze di sogni telepatici nei propri pazienti e ribadiva di non aver mai avuto personalmente un sogno telepatico-profetico, a parte qualche sogno di sventura con premonizioni che non si erano poi avverate. A riprova riferiva di seguito due sogni che inizialmente aveva temuto profetici. Il primo, risalente al 1915, riguardava la morte del figlio Martin al fronte ed era comunque risultato contemporaneo ad una pur lieve ferita a un braccio da lui subita. Freud esponeva particolari che lo associavano a un proprio traumatismo precoce:

Vidi dunque il giovane guerriero in piedi, su un pontile da sbarco, al limite fra l’acqua e la terra; mi appariva pallidissimo; gli parlai, ma egli non rispose. A ciò si aggiungevano altre indicazioni inconfondibili: non portava l’uniforme militare, bensì un costume da sciatore uguale a quello che indossava quando, parecchi anni prima della guerra, gli era accaduto un grave incidente sciistico. Stava ritto su una specie di sgabello, di fronte a una cassa, situazione questa che a causa di un mio ricordo d’infanzia non posso fare a meno di associare strettamente al significato del cadere: infatti, quando avevo poco più di due anni, salii un giorno su uno sgabello simile per prendere qualcosa che stava in cima a una cassa, qualcosa di buono probabilmente, e caddi giù, procurandomi una ferita di cui posso mostrare ancor oggi la cicatrice (1922, p. 384).

Il secondo sogno era relativo alla morte di una vecchia signora, la moglie del fratellastro Emanuel di Manchester, già deceduto all’inizio della guerra:

Poco tempo fa, mi sembra subito prima che mi decidessi a stendere questa piccola comunicazione, ho fatto un altro sogno di sventura. Questa volta non c’erano molti veli: vidi le mie due nipoti che vivono in Inghilterra, vestite di nero, che mi dicevano: “L’abbiamo seppellita giovedì”. Sapevo che alludevano alla morte della loro madre ottantasettenne, moglie del mio defunto fratello maggiore. Com’è ovvio rimasi in pena per un certo tempo: il decesso improvviso di una signora così anziana non avrebbe avuto in sé nulla di sorprendente, e tuttavia sarebbe stato assai spiacevole se il mio sogno fosse venuto proprio a coincidere con quell’avvenimento (ibidem).

Freud interpreta i propri sentimenti aggressivi nei confronti del figlio a proposito del primo sogno, ma lascia senza commento alcuno il secondo, contenente una sua fantasia ricorrente (la morte attesa di una vecchissima signora) che poteva ben riguardare le sue aspettative di morte nei confronti della madre, coetanea della parente inglese, fantasia che non sembra in grado di affrontare né nei contenuti di lapsus o superstizioni, né ora in questo sogno.

 

Questa breve parte iniziale, autobiografica, è forse il contenuto più autentico di Sogno e telepatia, suggerisce Derrida, (1981), e rappresenta il rinnovato tentativo di Freud di confrontarsi con l’intensità e l’ambivalenza dei desideri incestuosi e aggressivi celati nella propria scaramanzia.

Egli passava poi ad indagare il rapporto fra l’interpretazione psicoanalitica del sogno ed i suoi eventuali elementi telepatici, con una prospettiva del tutto peculiare rispetto alle innumerevoli Ricerche Psichiche sugli episodi di pretesi sogni telepatici, condotte dagli studiosi dell’epoca. A tal fine presentava due sogni sui quali era stato consultato per lettera da persone che non conosceva direttamente, ed illustrava le possibili interpretazioni di queste esperienze in base alle associazioni che aveva potuto ottenere dagli interessati.

Il sogno del parto gemellare. Nel primo sogno, riferito da un uomo manifestamente intelligente che si dichiarava estraneo a tendenze occultistiche, compariva la moglie che aveva partorito due gemelli. Il sognatore commentava però di non desiderare figli da costei, che era la sua seconda moglie, e di non trovarsi neppure nella condizione di poterne avere, avendo sospeso da tempo i rapporti sessuali. Qualche giorno dopo gli era arrivato il telegramma con la notizia del parto prematuro, e inaspettatamente gemellare, della figlia (di primo letto) avvenuto in contemporanea al sogno. Nell’interpretare la coincidenza, Freud individuava nella lieve differenza fra quanto sognato e i fatti della realtà – la sostituzione della moglie attuale alla figlia – l’elemento significativo del sogno, evidenziando la presenza di “un intenso legame emotivo tra padre e figlia” (p. 392). Il desiderio paterno inconscio, ridestato dalla gravidanza della figlia, aveva potuto trovare una soddisfazione nel sogno – sono io stesso ancora il padre – attraverso un mascheramento che permetteva di sfuggire alla censura onirica – e la partoriente è mia moglie -. La coincidenza della data del parto, anticipata di tre settimane sul previsto, e della nascita di due gemelli, dava credito ad un’eventuale percezione telepatica, tutta da dimostrare.

L’annuncio della morte in guerra del fratello. Nel secondo caso riferito la sognatrice, che soffriva di una condizione nevrotica ed a suo dire aveva avuto ricorrenti esperienze telepatiche dall’infanzia, aveva ricevuto in sogno una richiesta di aiuto dal fratello, che la chiamava “Mamma, Mamma!”, in contemporanea con la sua effettiva morte in guerra. Dopo aver sottoposto a interpretazione analitica questa evenienza (insieme ad altre di genere simile riportate nella lettera, che non necessitavano di spiegazione telepatica), Freud concludeva con l’osservazione che, anche in questo secondo caso, apparivano coinvolte intense emozioni dell’ambito del complesso edipico.

 

Riuscendo accortamente ad evitare di entrare nel merito della realtà dell’ esistenza della telepatia, nel suo breve articolo Freud, pur lavorando su un materiale assai esiguo, riusciva a cogliere quanto era sfuggito del tutto a Stekel nella sua monografia (1920): cioè che la percezione, anche se telepatica, non poteva non soggiacere alle stesse leggi dinamiche di distorsione e resistenza inconscia che regolavano i processi della psiche. In entrambi i sogni la sostituzione onirica moglie-figlia e mamma-sorella gli permette di evidenziare l’interferenza del desiderio represso, nel sognatore e nella sognatrice, di prendere il posto rispettivamente del marito della figlia e della propria madre.

Freud esprimeva il parere che evenienze di tipo telepatico potessero essere favorite dallo stato di sonno e che l’eventuale informazione così ricevuta (il “parto gemellare”, “la morte del fratello”) venisse elaborata e trasformata dal lavoro onirico al pari di un residuo diurno.

È un colpo da maestro. In questo modo quanto costituiva la disperazione dei “ricercatori psichici” in materia, vale a dire imprecisioni, scarti o tutto ciò che, differenziandosi dalla stretta corrispondenza, poteva stare per un errore di trasmissione, si dimostrava invece parte integrante del fenomeno.

A questo punto la psicoanalisi, così come era stata in grado di svelare il senso intimo dei sogni, nella sua capacità di interpretare i motivi di questi errori di trasmissione, dimostrava di trovarsi in una posizione privilegiata per indagare il fenomeno e sembrava addirittura poter fare qualcosa per la telepatia, aiutandone la comprensione ed evidenziando l’elemento occulto di una quantità di materiale di natura ancora dubbia.

L’ipotesi della telepatia si dimostrava dunque compatibile con la teoria psicoanalitica.

Nonostante tutto il lavoro, iniziato con un’affermazione che buttava acqua sul fuoco dell’occultismo:

Un argomento come questo, in tempi di così grande interesse per i cosiddetti fenomeni “occulti”, susciterà certamente aspettative ben precise. Mi affretto a dichiarare che tali aspettative saranno disattese e che da questo mio saggio nulla apprenderete sui misteri della telepatia e neppure potrete arguire se io credo o no all’esistenza di una “telepatia” (p. 383).

Terminava con una frase contorta ed ambigua, quasi Freud alla fine volesse lavarsene le mani:

 Vi ho forse dato l’impressione di essere segretamente incline a sostenere la realtà della telepatia in senso occulto? Se sì, sono molto spiacente che sia così difficile evitare di dare una simile impressione. Perché io desideravo davvero mantenere un’assoluta imparzialità. E ho tutte le ragioni di voler essere imparziale, dato che non mi sono fatto un’opinione precisa e di queste cose non so nulla (p. 407).

Freud era oscillante nel suo giudizio e, nonostante l’urgenza con cui l’aveva pubblicato, sembrò poi non prendere sul serio questo scritto, quasi avesse voglia di liberarsene.

Proprio “Sogno e telepatia” fu protagonista di una specie di magico girotondo di denaro, a proposito del quale egli trovò modo di scherzare in una lettera diretta ad Anna, allora ad Amburgo dai nipoti: le raccontò come al mattino avesse dato a Martha una banconota da 50 dollari per la zia Mitzi, in partenza per Berlino e, arrivata sera, la medesima somma gli fosse stata inaspettatamente restituita dalla Verlag, quale anticipo per la pubblicazione in inglese di quel suo testo. Spiegava:

Qualche settimana fa una rivista americana aveva chiesto un mio articolo, avevo rifiutato di scriverne uno nuovo, ma avevo detto che se volevano tradurre e pubblicare da loro una rapa (“Sogno e telepatia”) appena comparsa su Imago potevano accordarsi con Rank. Non ne avevo più sentito niente, fino a quando non ho ricevuto da Rank la metà del compenso per quell’articolo, i 50 dollari in questione. Se ogni articolo mi fosse stato pagato come quello, oggi potremmo essere ricchi (13/4/1922).

Fra magia e disprezzo, la telepatia, questa strana e preziosa cavolata rifilata agli americani e così ben pagata, si faceva presente alla mente di Freud anche quando non se l’aspettava.

 

Bibliografia

Derrida J. (1981), “Télépathie”, Cahiers Confrontation, 1983, 10: 201-230.

Pierri M. (2021) 1921, un anniversario freudiano poco conosciuto: Vorbericht-Nachtrag, il «saggio segreto» dello Harz sul transfert del pensiero, Riv Psicoanalisi, LXVII, 3: 597-616.

Stekel 1920 Der Telepatiche Traum J. Baum, Berlin

 

 

Mariella Pierri, Padova

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mariella.pierri@gmail.com

 

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