Sezione Locale della Società Psicoanalitica Italiana
di Lucia Fattori (Padova)
Membro Ordinario con Funzioni di Training della Società Psicoanalitica Italiana e Analista b/a. Segretario della Sezione Veneto-Emiliana di Training (2025-2028)
*Per citare questo articolo:
Fattori L. (2026). Introduzione, Rivista KnotGarden 2026/1, Centro Veneto di Psicoanalisi, pp. 7-11.
Per una lettura più agile e per ulteriori riferimenti di pagina si consiglia di scaricare la Rivista in formato PDF.
Per l’età infantile è stata talora usata l’espressione “depressione mascherata” per indicare la caratteristica assenza nei bambini di uno stato depressivo esplicito, simile a quello degli adulti e il prevalere invece di una varietà di sintomi, i cosiddetti “equivalenti depressivi”: malattie psicosomatiche, fobie, ritiro nelle proprie fantasie o in un mondo di autostimolazioni, comportamenti iperattivi. Il bambino, infatti non ha ancora sufficienti capacità introspettive per rendersi conto delle caratteristiche e dell’origine della propria tristezza, così come non possiede sufficienti capacità linguistiche ed espressive per manifestarla. Sta all’adulto, genitore, docente, curante, cogliere l’aspetto depressivo che sta dietro a comportamenti etichettati come “disturbo” e avvertiti spesso come “disturbanti”.
In ambito infantile, dunque, non esistendo una depressione franca, non si parla tout court di “depressione “, ma di “sentimento depressivo” o di “depressività”: sarebbe tale sentimento depressivo di base ad esprimersi in vari e diversi quadri psicopatologici che mascherano l’aspetto depressivo di fondo. Mario Magrini nel suo lavoro di apertura di questo numero del Knot Garden ci offre un’ampia panoramica su questo affetto.
C’è però un ambito in cui il termine “depressione” viene usato in riferimento all’infanzia: si tratta di quella forma di disturbo grave individuata da Spitz nei primi anni sessanta, da lui chiamata appunto “depressione anaclitica”, e che riguarda il neonato: essa può presentarsi nei primi mesi di vita in seguito ad una grave deprivazione di cure e può portare il bambino al marasma e alla morte. Patrizia Montagner, in un suo lavoro che compare nella prima parte, ci ricorda gli studi pioneristici di questo autore.
Per quanto riguarda la “depressione mascherata” in questo numero del Knot Garden ci occuperemo in particolare di due quadri che possono essere ricondotti ad uno stato depressivo di fondo: il cosiddetto Disturbo di attenzione con Iperattività e certe forme di autismo caratterizzate dal ritiro. Infatti certi tipi di ritiro autistico e di devitalizzazione vengono ricondotte da alcuni autori ad uno stato depressivo molto grave (Levi et al., 1998, Bertolini, 1998), così come l’instabilità motoria è stata individuata come espressione di un pesante disturbo depressivo (Guignard, 2020).
Questo numero del Knot Garden riprende in gran parte i lavori che furono presentati nei due seminari organizzati nel 2023 dal Gruppo Gaia (Gruppo Analisi Infanzia Adolescenza) all’interno del Centro Veneto di Psicoanalisi. Furono appunto presi in considerazione questi due quadri clinici come riconducibili a forme di depressione mascherata.
Come è noto l’iperattività viene fatta rientrare nella diagnosi di ADHD, ma noi vogliamo prescindere dal grande e discusso contenitore costituito da questa sigla per occuparci di questa problematica, pur all’interno di una visione multifattoriale che non esclude i fattori organici come concausa, attraverso una riflessione basata sul punto di vista psicodinamico. Nella seconda parte di questo Knot Garden prenderemo dunque in esame queste dinamiche all’interno della relazione del bambino con la madre. Nel mio lavoro prenderò in considerazione la possibile influenza degli aspetti affettivi e relazionali nell’eziologia di questa manifestazione comportamentale che comprende irrequietezza motoria, motricità afinalistica, distraibilità, scarsa attenzione al discorso altrui, impulsività, scarso senso del pericolo. Prenderò in esame alcune delle ipotesi che sono state avanzate in ambito psicoanalitico sulle possibili cause o concause di questa sintomatologia: la depressione materna, una carenza di contenimento e di funzione parastimoli da parte della madre, o anche la relazione oggettuale basata su un oggetto che Bion (1972) definisce “tantalico”, dove l’attività
eccessiva e non finalizzata sarebbe legata alla situazione paradossale in cui il bambino fugge l’oggetto in quanto cattivo e frustrante, ma nello stesso tempo lo cerca in quanto potenzialmente gratificante. A seguire Eleonora Sale attraverso la descrizione di
molteplici situazioni cliniche porterà il punto di vista del neuropsichiatra. Infine Patrizia Montagner prenderà in esame il particolare controtransfert che può provare il terapeuta di un piccolo paziente iperattivo, all’interno di un quadro di allerta generale presente negli adulti che si occupano di questo tipo di bambini, che spesso mettono in atto comportamenti potenzialmente pericolosi.
La terza parte di questo numero è dedicata al ritiro autistico come equivalente depressivo.
Laurence Danon Boileau ci presenta il suo “Piccolo Principe”, un bambino con un importante ritiro che l’autore definisce “ritiro autistico in paziente nevrotico”.
A seguire, il caso che ci presenta Giorgio Pozziani è quello di una bambina caratterizzata da un grave ritiro e un totale isolamento che sembrano legati ad un clima familiare depresso e ad una relazione mamma- bambina che si è sviluppata fin dall’inizio sotto l’ombra di un grave lutto. Il senso di perdita è un sentimento che l’analista stesso ha provato e serbato a lungo dentro di sé : è il lutto per l’interruzione dell’analisi decisa dai genitori proprio quando il lavoro stava dando i suoi frutti ; un lutto, potremmo dire, di controtranfert, dato che sembra legato al contatto coi vissuti di questa bambina che da sempre subisce decisioni altrui senza avere alcuna voce in capitolo: è una bambina -che-non-conta, una bambina-non-vista che a scuola “scivola sullo sfondo” senza che nessuno se ne accorga e le insegnanti la trovano a guardare fuori dai grandi finestroni del salone . Mi ha fatto venire in mente una poesia scritta da Adelia Prado (1978, p.87) dopo la morte del padre e intitolata Orfana alla finestra:
… il mio respiro non è da saloni,
Resto a casa aspettando…
Che il mondo è esilio
l’ho sempre saputo.
Rossana Gentile ci descrive poi una situazione particolare, quella del bambino autistico cieco: se il rispecchiamento oculare è il fondamento del primo contatto mamma-bambino e la base della fiducia del bambino in se stesso e nel mondo, cosa avviene coi bambini ciechi? Il lavoro si basa sullo studio che Selma Fraiberg (1999) ha svolto su sette bambini autistici ciechi e cerca di darci delle risposte sul tema del ritiro autistico in relazione ad un sentimento depressivo di fondo quando manca quel canale fondamentale che è la vista.
Infine, Carla Busato si interroga sul senso e sull’effetto che le sempre più frequenti diagnosi di ADHD o di disturbo dello spettro autistico hanno sulle famiglie e sugli insegnanti, perché, come dice il titolo del suo lavoro, ci sono diagnosi che curano, ma
anche diagnosi che ammalano.
Bibliografia
Bertolini M. (1998). Approccio psicodinamico alla depressione infantile. Imago, V, 3,
157-177.
Bion W. (1972). Apprendere dall’esperienza. Roma, Armando Editore.
Fraiberg S. (1999). Il sostegno allo sviluppo. Milano, Raffaello Cortina.
Guignard F. (2020). La sensorialità in fieri. Itinerario della capacità di pensare dall’appercezione all’ADHD attraverso la mentalità di gruppo di Bion. Riv. Psicoanal., 3, 651-668.
Levi G., Sogos C., Mazzei E., Paolese C. (1998). Sviluppo degli affetti depressivi e sviluppo di costellazioni cliniche depressive. Imago, V, 3, 231-251.
Prado A. (1978). Orfana alla finestra. In O coração disparado. Rio de Janeiro: Nova Fronteira.
Spitz R. (1965). Il primo anno di vita del bambino. Firenze, Giunti, 1969.
*Per citare questo articolo:
Patrizio Campanile (2025). Autoconservazione. Conservazione di chi? Di che cosa?. Rivista KnotGarden 2025/4, Centro Veneto di Psicoanalisi, pp. 7-13.
Per una lettura più agile e per ulteriori riferimenti di pagina si consiglia di scaricare la Rivista in formato PDF.
Condividi questa pagina:
Centro Veneto di Psicoanalisi
Vicolo dei Conti 14
35122 Padova
Tel. 049 659711
P.I. 03323130280