Sezione Locale della Società Psicoanalitica Italiana
KnotGarden 2025/4 – Autoconservazione tra istinto e pulsione
di Patrizio Campanile
(Venezia), Membro Ordinario con funzione di Training della Società Psicoanalitica Italiana, Presidente del Centro Veneto di Psicoanalisi.
*Per citare questo articolo:
Patrizio Campanile (2025). Autoconservazione. Conservazione di chi? Di che cosa?. Rivista KnotGarden 2025/4, Centro Veneto di Psicoanalisi, pp. 7-13.
Per una lettura più agile e per ulteriori riferimenti di pagina si consiglia di scaricare la Rivista in formato PDF.
Questo KnotGarden, che è dedicato all’amico e collega Alessandro Garella che ci ha improvvisamente lasciato e subito dopo aver molto lavorato per noi sul tema dell’autoconservazione, raccoglie innanzitutto i lavori presentati nel 2024 al Convegno promosso dal Centro Veneto di Psicoanalisi: Autoconservazione tra istinto e pulsione (A. Garella, L. Kahn, M. Capitanio, A. Cordioli, P. Montagner, S. Rinaldi).
Seguono come d’abitudine in questi casi alcuni articoli raccolti successivamente e stimolati in parte dalla tematica proposta ed in parte dagli interventi presentati al Convegno (P. Campanile, R. Ferraro, D. Petrelli, D. Spiller); due articoli integrano gli interventi fatti in quell’occasione (M. Capitanio e S. Rinaldi).
Conclude il numero un’Appendice con due contributi (C. Baradello, M. Dadda) che allargano l’orizzonte in cui collocare la nostra tematica: come pensare il progetto di autoconservazione dell’essere umano avendo in mente come affrontano tale compito le piante e gli altri animali? Cosa distingue l’autoconservazione dell’essere umano? Con cosa specificamente s’intreccia?
Riporto qui di seguito lo stimolo che demmo ai nostri ospiti, che fu poi raccolto da quanti si sono offerti di contribuire con loro lavori e che diffondemmo per invitare alla partecipazione:
Perché proporre un seminario di studio su questa tematica che può apparire lontana dall’attualità della clinica, apparentemente astrusa e solo astratta? In estrema sintesi: perché le circostanze in cui viviamo attualmente, ma in fondo sempre, segnate da pericoli incombenti che vanno dalla guerra ai cambiamenti climatici alle pandemie, ma anche l’essere tutti esposti a precarietà, malattia ed incertezze, impongono di confrontarsi con la tematica dell’autoconservazione: la capacità/possibilità di provvedere per la propria sopravvivenza, promuovendola e difendendola. Ma dove nascono queste capacità? Cosa le favorisce e cosa le ostacola? Lottare per la propria sopravvivenza, soprattutto quando la si senta in serio pericolo, porta sempre e comunque al risultato desiderato? Oppure la difesa della propria sopravvivenza è efficace solo a certe condizioni?
L’istinto, da solo porta l’essere umano a raggiungere il risultato desiderato? Cosa aggiunge all’istinto la dinamica pulsionale? Aggiunge? Complica? Arricchisce?
Quali componenti dell’apparato psichico hanno una parte in questi processi? Quale?
Per poter affrontare questi interrogativi, nient’affatto marginali, ci si deve inoltrare a riflettere proprio su istinto e pulsione: cosa li distingue e cosa li caratterizza? Può essere utile distinguere sopravvivenza e autoconservazione? Eventualmente, quindi, istinto di sopravvivenza e pulsione di autoconservazione?
Per Freud negli esseri umani sono riconoscibili alcuni istinti che ci rendono in questo simili agli altri animali (fame di ossigeno, fame di alimento, sete, istinto gregario, istinto all’incesto …). Gli “istinti degli animali […] consentono loro di comportarsi fin dall’inizio in una nuova situazione vitale come se fosse antica e da tempo familiare, se mai questa vita istintiva degli animali ammette una spiegazione, può essere solo perché essi portano con sé nella loro nuova esistenza le esperienze della loro specie, ossia hanno conservato in sé ricordi di ciò che avevano sperimentato i loro progenitori. Nell’animale umano le cose in fondo non sarebbero diverse” (1934-38, L’uomo Mosè e la religione monoteistica: tre saggi. O.S.F., 11, p. 420-1).
Com’è noto, Freud ha modificato nel corso degli anni il modo di concepire le pulsioni e con esso ha modificato la collocazione della pulsione di autoconservazione che da pulsione dell’Io (quando il dualismo delle pulsioni era concepito sulla base della distinzione tra pulsioni sessuali e pulsioni dell’Io) è stata poi teorizzata come componente della pulsione di vita (pensata in opposizione alla pulsione di morte, ma impastata con essa). Sappiamo che tanto l’una spinta pulsionale, tanto l’altra reclamano la loro parte; quanto allora e quando la pulsione distruttiva può interferire con l’autoconservazione o essere di sostegno per le sue mete? Quanto viene favorita e quanto ostacolata, dall’una o dall’altra pulsione, la ricerca di un equilibrio soddisfacente tra gli impulsi egoistici e quelli altruistici (Freud, 1929, Il disagio della civiltà. O.S.F., 10, p. 626)?
La conservazione di tale equilibrio è indispensabile perché non sia salvaguardata solo la sopravvivenza, ma lo siano anche la conservazione dei legami affettivi e della maniera in cui si è strutturato il proprio modo di essere un essere umano.
È il terreno di riflessione che permette anche di affrontare una tematica rispetto alla quale le posizioni degli psicoanalisti sono assai differenziate e talora opposte: è la pulsione che permette di incontrare l’oggetto o è l’incontro con l’oggetto che è all’origine della pulsione?
Come si vede, questo seminario si pone in continuità con la tematica del IX Colloquio di Venezia del Centro Veneto di Psicoanalisi (Diniego, illusione, speranza) e ne sviluppa alcuni elementi significativi. È altresì la prosecuzione di una riflessione che, iniziata nel 2021 in occasione della Giornata di studio a cent’anni da Psicologia delle Masse e analisi dell’Io, ha visto come protagonista Laurence Kahn (Membre Titulaire et Formateur della Association Psychanalytique de France). Per questo è stata di nuovo invitata, assieme questa volta ad Alessandro Garella (Membro Ordinario con Funzioni di Training della Società Psicoanalitica Italiana): saranno loro le relazioni su cui si baserà l’incontro di studio del 9 novembre 2024.
Essendo questo un invito allo studio, segnaliamo che i materiali degli incontri citati, come di quello su L’Es a cent’anni da l’Io e l’Es che pure ha fatto parte di questo percorso, si possono trovare nei KnotGarden editi dal CVP e scaricabili dal nostro sito web.
Con Maria Ceolin, Lucia Fattori, Paola La Scala, Giuseppe Moressa e Silvana Rinaldi abbiamo cominciato a pensare all’argomento nell’autunno del 2023.
Si era appena svolto il Colloquio poco sopra citato durante il quale era piombata su di noi, riuniti all’Ateneo Veneto, la notizia dell’efferato eccidio del 7 ottobre che aveva, per altro, direttamente e concretamente coinvolto anche persone care di alcuni amici e colleghi che erano lì tra noi. Fu sconvolgente, mentre parlavamo di Diniego, illusione, speranza trovarci di fronte a quell’orrore che brutalmente metteva in crisi ogni nostra illusione di poter stare pacificamente, in un luogo della cultura, a cercar di comprendere l’animo dell’essere umano senza mettere in conto di poter essere travolti dalla realtà che piomba irruenta nelle nostre vite.
E, in questo caso, le vite da allora sono veramente cambiate. Concretamente per quanti vivono più direttamente il pericolo in Israele ed in Palestina, più da lontano ma anche – e la differenza non è da poco – per chi (almeno di alcuni di noi) guarda le cose dalla propria casa al sicuro o dal proprio studio senza però distogliere lo sguardo.
L’inquietudine, la necessità di interrogarsi, il cercare di non restare passivi e indifferenti, il bisogno di condividere l’allarme, la certezza di un obbligo etico, l’impossibilità di restare ‘lontani’ … continuano a sollecitarci.
Come Centro Veneto, mettemmo prontamente a disposizione della SPI la nostra sede per ospitare un incontro nazionale ove, dopo quel famigerato 7 ottobre, poter pensare ciò che era e stava accadendo. Fu, credo, un moto autoconservativo cercare di recuperare e mettere in comune un luogo di scambio e pensiero. Intervennero F. Barale, P. Campanile, S. Diena, R. Jaffè, D. Meghnagi, A.A, Semi, S. Thanopulos. La tematica di quanto l’autoconservazione fosse in pericolo era sullo sfondo.
Lo stesso avevamo fatto, alcuni mesi prima, quando, unitamente alla Fondazione Libero e Zora Polojaz avevamo ospitato colleghi ucraini colpiti dall’aggressione russa e che stavano lottando per la conservazione del loro Paese, della loro identità e della loro cultura, ed altri che, provenienti da alcuni paesi dell’Est Europa, avevano in anni recenti conosciuto la guerra e la minaccia all’autoconservazione che essa porta con sé (vedi KnotGarden 2/2023 curato da Anna Cordioli e Paolo Fonda).
In quei mesi aveva fatto la comparsa una locuzione: pericolo esistenziale. L’avevano nominata Putin ed il suo accolito, il Patriarca Kirill, giustificando le azioni predatorie della Russia come reazione ad un pericolo esistenziale. Fu di lì a poco l’espressione che cercò di sintetizzare le ragioni che portavano Israele a reagire all’aggressione del 7 ottobre. Da allora, potremmo dire, non c’è giorno che in un contesto o in un altro non capiti di sentirla usata per segnalare un’urgenza: l’autoconservazione in pericolo.
Ma autoconservazione di chi, di che cosa?
Me lo sono chiesto e questo sarà l’oggetto della mia riflessione riportata tra i contributi successivi al Convegno, anche se la scrissi mentre pensavamo alla tematica da proporre.
Nell’intervento, ampio e ricchissimo, di A. Garella questo interrogativo è al centro della riflessione. Leggendo il suo testo, ma soprattutto a partire da quello di L. Kahn abbiamo modo di valutare la necessità di articolare la questione dell’autoconservazione come necessità/interesse/progetto individuale con quella del gruppo, prima ancora che della specie e comunque anche della specie. Per tale motivo, progettando questo KnotGarden, ho ritenuto necessario porre la questione autoconservazione dell’essere umano mantenendo almeno sullo sfondo l’autoconservazione degli altri animali e della natura.
Si vedrà, nel corso della lettura di questo KnotGarden, come si possa arrivare a questa conclusione per strade molto diverse ed anche questo testimonia come l’argomento di cui ci siamo occupati meriti attenzione ed approfondimento.
Per me le curiosità e gli interrogativi si sono moltiplicati e si sono aperte nuove vie di ricerca. Spero valga altrettanto per i altri lettori di questo numero.
*Per citare questo articolo:
Patrizio Campanile (2025). Autoconservazione. Conservazione di chi? Di che cosa?. Rivista KnotGarden 2025/4, Centro Veneto di Psicoanalisi, pp. 7-13.
Per una lettura più agile e per ulteriori riferimenti di pagina si consiglia di scaricare la Rivista in formato PDF.
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