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Riflessi di tempo

"Verità storica e Psicoanalisi", un tema ricco di riferimenti teorici, da
cui G.Sacerdoti, prima di lasciarci, era stato particolarmente coinvolto. E'
possibile, come si è potuto costatare durante la mattinata, e come avremo
modo di verificare nei lavori del pomeriggio, sviluppare l'argomento secondo
un esteso spettro di suggestioni, modelli, rappresentazioni. Per questa mia
fugace funzione di raccordo tra i due momenti della giornata, farò cenno a
quello che mi sembra essere un elemento ineludibile per il tema del
Colloquio; alludo al luogo della temporalità all'interno del processo
psicoanalitico ed alla sua funzione di tessitura di una storia possibile e
credibile, insatura rappresentazione, senza certezze direbbe Anteo Saraval,
di nuclei stratificati di verità soggettiva. Mi riferisco alla complessa e
dialettica attitudine della temporalità a monitorare la realtà psichica
(Modell definisce l'Io come struttura impegnata nell'elaborazione e nella
riorganizzazione del tempo), ed alla sua vocazione, attraverso il vettore
rievocativo, quello della posteriorità (la Nachtraglichkeit freudiana) e
quello liminale (ben illustrato da Ferraro e Garella in una recente
pubblicazione), a farsi flusso rappresentazionale, costruttivo,
ricostruttivo e risignificativo, in continua sollecitazione tra le polarità
dell'hic et nunc e alibi et tunc (come amava puntualizzare G.Sacerdoti). Per
connettere il momento teorico, volutamente appena sfiorato, ad una
dimensione autenticamente vissuta, a mio avviso necessario compimento del
primo, vi proporrò, brevemente, due immagini che affiorano dalla realtà
della mia storia, ma appartengono, di fatto, ad una sovradeterminata verità
interna, germinativa per la mia identità di persona e di analista.
Fu una mattina di primavera del 1974 allorché per la prima volta incontrai
il Professore; avevo ottenuto un appuntamento con la speranza di essere
assunto presso i Servizi Psichiatrici Veneziani da lui diretti, e mentre
salivo le scale del Centro Psicoterapico di Palazzo Boldù, mi ripetevo le
cose importanti da dire, che pensavo, avrebbero potuto farmi fare una bella
figura. Nella borsa da medico, a soffietto, che mio padre mi aveva regalata
qualche mese prima in occasione della laurea, avevo riposto il certificato
con i singoli voti conseguiti, come una sorta di medagliere. Ecco,
finalmente l'incontro. Sacerdoti mi apparve sobriamente cortese ed
interessato, ispirandomi l'impressione di un gentiluomo inglese. Non disse
molte cose, guardò le mie carte con uno sguardo benevolmente ironico, che
poi tante altre volte, nel tempo, avrei ritrovato. Mi ascoltò, mi chiese
qualcosa, poi improvvisamente facendo cenno ad un quadretto appeso in fianco
alla sua scrivania, mi domandò cosa notassi; era stato dipinto da un
paziente psicotico cronico ricoverato presso l'Ospedale psichiatrico di
S.Clemente e di esso Sacerdoti avrebbe scritto successivamente nel suo
lavoro "Metafore spaziali e temporali: raffigurazioni del mondo interno",
presentato nel 1976 a Venezia nel corso del terzo Congresso della Società
Psicoanalitica Italiana. Riproduceva l'Isola-Ospedale, ma soprattutto
raffigurava a livello iconico il vissuto delirante di arresto temporale
strutturatosi dal lontano giorno del ricovero, attraverso la differente resa
prospettica degli spazi esterni ed interni all'Isola: mentre l'esterno (le
barche ed i rematori impegnati in una sorta di regata) era stato
rappresentato rispettando i dettami della prospettiva, l'edificio
dell'Ospedale, al contrario, e ciò che era compreso tra le sue mura (la
Chiesa, la facciata dell'Ospedale, le persone, gli oggetti) risultavano
spazialmente appiattiti, bidimensionali, senza alcuna prospettiva di
ulteriorità.
Guardo il quadro, ma non vedo, non mi permetto di lasciarmi andare alla
percezione, perché ho la mente polarizzata sul possibile significato della
domanda, piuttosto che sull'oggetto; resto confuso, finché il Professore,
per la prima volta, aiutandomi a vedere, mi parla di tempo e della
rappresentazione spaziale fattane dal paziente. E' di non molto tempo fa l'
essermi sorpreso dalla evidente connessione del mio successivo interesse
psicoanalitico per la figurabilità connessa all'Autorappresentazione e per
la temporalità vissuta, a quella lontana, prima brutta figura.
Ancora S.Clemente, ma dentro il quadro; in uno di quei momenti in cui ti
rendi conto che il presente possiede una ridondanza emotiva che tracima e si
proietta nel futuro, quando vivi una realtà attuale che senti non si
omologherà ad un generico, condensato passato, e la intuisci farsi scena
emblematica, di cui, consapevolmente non saprai, forse, dare spiegazione, ma
hai la convinzione che si riproporrà con particolare forza evocativa, nel
futuro; realtà estatica preconscia alla ricerca di una ulteriore verità
rappresentativa, mi verrebbe da definirla, o forse, appercezione dell'evento
attraverso cui la realtà materiale si confronta, si connette con la realtà
interna e, attraverso l'inattesa commozione dell'atto percettivo, chiede
rappresentazione.
Dalla riva dell'Isola-Ospedale saluto e guardo il Professore salire sul
"sandolo", con a prua il suo cane. Stringendo tra le dita, nella tasca del
camice, la dura, solida chiave, indugio ad osservare la barca che al ritmo
dei remi scivola via, facendosi sempre più piccola nell'aria nebbiosa, verso
la Giudecca. Un momento troppo intenso per essere rappresentato e compreso,
ora, dopo venticinque anni, posso con naturalezza affidargli un nome:
intuizione del rimpianto e della nostalgia.

Marino Milella


Venezia 15 dicembre 2001.



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