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Il prof. Agostino Racalbuto è
deceduto il 4 marzo 2005. Per ricordarlo abbiamo pensato di
mettere qui gli interventi commemorativi letti in suo onore
durante la cerimonia funebre dell'Alzabara svoltasi nel
Cortile Antico del Palazzo del BO' dell'Università di
Padova.
GRAZIE, PROFESSOR RACALBUTO
La perdita è un avvenimento al limite del
dicibile, al limite del rappresentabile; eppure la si
percepisce, direbbe il Professor Racalbuto. Irrompe,
spiazza, lascia inermi. Eppure, è presente.
Noi, siamo presenti, noi e il nostro affetto, veicolo
privilegiato a cui lui stesso, nel corso delle sue
appassionate lezioni, ci ha introdotto come mezzo
indispensabile per un analista.
Ne ricordiamo la semplicità e il candore con cui
illuminava i recessi più oscuri dello psichismo umano e
ce li restituiva con i suoi gentili modi di ironico
ricercatore di poesia.
La sua umanità è viva in noi, come pure è vivo il
fervore della conoscenza, acceso dalla creatività del
suo “genio del cuore”.
“Nihil humani mihi alienum puto”, questo era solito
ripeterci il Professor Racalbuto; questa è la nostra
eredità.
Da ora cercheremo di onorarne la memoria impegnandoci
più di prima nel tentativo di costruire una
professionalità quanto più ispirata dalla sua figura e
dalle sue parole, affrontando quello che egli stesso
definì “un paradosso nostalgico: insostituibilità e
ritrovamento”.
E’ pregnante il nostro desiderio di averlo come
interlocutore, ricordando la sua straordinaria capacità
di comunicare un senso di psicoanalisi in cui la persona
stessa dell’analista possa creare un varco dentro di sé,
capace di andare al-dì-là delle parole; all’intimo e
originario affetto. In questo momento, infatti, non
riusciamo tanto ad esprimere un affetto, quanto ad
incarnarlo, a viverlo, avvertendone l’irriducibilità al
campo delle parole.
Se stamane siamo qui, è anche per dare un significato
alla presenza, per sostenere la verità della perdita, e
per accorgerci della sopravvivenza, mai come adesso, del
suo contributo, prima che come docente, come personalità
dell’essere psicoanalista.
Non è questo, forse, il modo per trasformare un senso di
colpa, un desiderio insoddisfatto, la nostalgia di un
ritorno, in un debito che faccia rima e si accompagni ad
un riconoscimento, per l’umanità che ha lasciato in noi
il suo insegnamento?
Grazie Professore.
Perché è di umanità che abbiamo un debito con il
Professor Racalbuto.
Come ci ha detto alla fine del Corso, “non vorrei solo
lasciarvi qualcosa di psicoanalisi, certo, spero
qualcosa che appartenga all’umanità intera e alla vita
di ognuno”.
Ci piace ricordarlo con le parole di Gibran, secondo cui
“il Maestro non offre il suo sapere, ma piuttosto la sua
fede e il suo amore. Se egli è saggio non vi inviterà ad
entrare nella dimora del suo sapere, ma vi guiderà
piuttosto verso la soglia della vostra propria mente”.
Grazie, allora, Professor Racalbuto, Maestro di umanità,
per essere, adesso e per sempre, il nostro principale
punto di répere e per averci insegnato che, per certe
illustri passioni, non esiste un inizio, non esiste una
fine…
I suoi studenti.
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