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Il prof. Agostino Racalbuto è deceduto il 4 marzo 2005. Per ricordarlo abbiamo pensato di mettere qui gli interventi commemorativi letti in suo onore durante la cerimonia funebre dell'Alzabara svoltasi nel Cortile Antico del Palazzo del BO' dell'Università di Padova

 Ad Agostino


Qualcosa in me, in noi, si ribella a declinare questi maledetti verbi al passato: Agostino scriveva, pensava, progettava. Agostino è vivo dentro di noi e per noi ancora scrive, pensa, progetta. Questo sentimento è l'indice che ci è stato strappato, è stato strappato a Giusi e Andrea e a tutti noi. Ci è stato strappato nel pieno della sua vita, del suo progetto di vita così ricco e creativo e ciò è lacerante.
Conoscevo Agostino da tanti anni ma ho avuto modo di comprenderlo e conoscerlo più a fondo negli ultimi anni. Ho terminato la presidenza della SPI da poco più di una settimana; circa due anni fa si doveva eleggere il nuovo Direttore della Rivista di Psicoanalisi ed io e tutti i componenti dell'Esecutivo pensammo di proporlo ad Agostino. Gli telefonai e lui con la sua gentilezza e semplicità mi chiese perché avevamo pensato a lui. Io fui preso alla sprovvista perché per noi era ovvio che lui potesse essere il Direttore e gli dissi quello che pensavo, che era la persona  adatta per sensibilità, cultura, amore per i libri e per la psicoanalisi.
La votazione che seguì ci diede ragione, Agostino fu eletto a larga maggioranza.
In questi due anni, molta parte della sua vita, l'ha dedicata alla Rivista con una grande abnegazione: incontri, progetti, collane editoriali, celebrazioni per il cinquantenario della Rivista ed altro. Era instancabile ma ciò non basta per definire ciò che ha fatto. Ciò che mi meravigliava era che in ogni occasione egli presentava lavori inediti, molto accurati e pensati conquistandosi così la stima di persone di valore che non lo avevano prima conosciuto come Tuckett e M.me Baranger.
Negli ultimi tempi, nei suoi scritti, mi colpiva una profonda vena poetica. Nel suo caso, la "poesia" non era un modo per eludere la serietà e complessità del nostro lavoro e del nostro teorizzare. La sua lunga esperienza clinica, il suo solido teorizzare, la sua preparazione, frutto di anni di lavoro e di studio, potevano avvalersi della "poesia" per meglio esprimersi. Il suo stile, in tal modo, rimane inconfondibile.
Voglio, infine, ricordare, come ho fatto a Roma una settimana fa, un valore; la "semplicità", che in Agostino si componeva con altri valori e qualità. Personalmente considero la semplicità un grande valore. Non ho conosciuto Agostino da giovane, pertanto non posso dire se la semplicità è "nata" con lui o è il frutto di una sua conquista ma sono propenso a pensare che sia stata una sua caratteristica da sempre.
Vi leggerò i versi della poesia "Semplicità" di Borges. Dedico questa poesia, a me cara, a Giusi ed Andrea perchè trovino la forza per poter sostenere questo momento. Dedico questa poesia al carissimo Agostino, nostro compagno di un viaggio precocemente interrotto.


Semplicità

Si apre il cancello del giardino
con la docilità della pagina
che una frequente devozione interroga
e all'interno gli sguardi
non devono fissarsi negli oggetti
che già stanno interamente nella memoria.
Conosco le abitudini e le anime
e quel dialetto di allusioni
che ogni gruppo umano va ordendo.
Non ho bisogno di parlare
nè di mentire privilegi;
bene mi conoscono quelli che mi attorniano,
bene sanno le mie ansie e le mie debolezze.
Ciò è raggiungere il più alto,
quello che forse ci darà il Cielo:
non ammirazioni né vittorie
ma semplicemente essere ammessi
come parte di una Realtà innegabile,
come le pietre e gli alberi.

Domenico Chianese


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ultimo aggiornamento mercoledì 11 maggio 2005